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Bambini profughi: la vera sfida è l'istruzione

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Bambini profughi: la vera sfida è l'istruzione

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Secondo le Nazioni Unite piu’ della metà dei rifugiati sono bambini. La maggior parte di loro vive in modo precario senza avere accesso all’istruzione. Numerose organizzazioni provano ad aiutarli ma gli sforzi fatti non bastano. Che si puo’ fare di piu’? Cerchiamo di scoprirlo in questa puntata di Learning World. Siamo a 80 km a nord est di Amman. Tende a perdita d’occhio, questo è il campo profughi di Zaatari che ospita decine di migliaia di rifugiati. Migliaia di famiglie siriane in fuga dalle violenze hanno trovato rifugio in questo campo profughi. Vivono sotto le tende e spesso non hanno acqua e riscaldamento. La situazione è drammatica soprattutto per chi è rimasto traumatizzato dai combattimenti. Questa gente è scappata portando con sè solo l’essenziale Numerose ONG cercano di venire incontro ai bisogni di questa gente e in particolare dei bambini che sono circa la metà degli abitanti del campo.

Un buon coordinamento tra le diverse organizzazioni impegnate nell’assistenza ai profughi è essenziale affinchè si raggiungano risultati soddisfacenti in campo educativo.

A New York abbiamo incontrato la dottoressa Lori Heninger, direttrice dell’INEE una rete di agenzie che si occupano di educazione.
Vi sono molte organizzazioni impegnate nell’assistenza ai profughi e nell’educazione dei minori rifugiati. L’INEE è una rete che raggruppa queste organizzazioni, in maggior parte ONG e conta al suo interno anche alcune agenzie dell’Onu. La sua sede è a New York. La dottoressa Lori Heninger racconta:

“Per il network lavorano circa 7500 persone. Siamo presenti in 170 paesi che si sono impegnati ad assicurare un educazione ai giovani rifugiati vittime di una crisi umanitaria”

Nel mondo 61 milioni di bambini non sono scolarizzati. Il 40% di questi risiedono in zone di guerra o in zone dove la violenza è spesso endemica.

Alek Wek non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe diventata top model. Eppure è successo. Alek aveva 14 anni quando sbarco’ a Londra assieme alla sua famiglia in fuga dalle violenze che dilaniavano il Sud del Sudan. Negli anni 90 sarà la prima modella nera a conquistare la copertina della celebre rivista Elle.

“Per me – racconta Alek – essere stata una rifugiata con tutto cio’ che questo implica fa si che io sappia cosa provano gli altri profughi che non hanno avuto la mia fortuna”.