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In Mali non è finita, dice un esperto Usa

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In Mali non è finita, dice un esperto Usa

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È con noi da Washington il professore Chester Crocker dell’Università di Georgetown, assistente alla Segreteria di Stato per gli affari africani nel 1980 ed esperto di sicurezza internazionale e gestione dei conflitti.

Alasdair Sandford, euronews
Il Ministro francese della Difesa dice che gli islamisti sono allo sbando e parla di una “svolta” nell’intervento in Mali. La parte più difficile è finita?

Chester Crocker, Georgetown University
Preferirei dire che la fase acuta è finita. Non credo che la faccenda sia conclusa. Ci saranno altre fasi aggiuntive, bisognerà essere in grado di rintracciare queste persone scomparse tra le dune ma che sono ancora lì. Quindi la domanda è: vanno a nord, vanno a est, dove vanno e chi li andrà a stanare?

euronews
Le forze francesi intendono passare la mano ai contingenti africani il più presto possibile. Ma cosa possono fare questi ultimi, data la vastità del territorio, se non limitarsi a difendere le singole città?

Crocker
I francesi sono una forza di livello mondiale, con tutte le risorse e le capacità che sono parte integrante delle loro unità. Quando si ritireranno, dovranno fornire il supporto adeguato per assicurare una continuità, in particolare per quanto riguarda la mobilità e la logistica.

È una zona molto difficile in cui operare. C‘è bisogno di acqua, di molto cibo, è necessario sapere sempre dove ci si trova e che non si sta finendo dritti in un agguato. Se le forze africane presidiano le città, ciò significa che il resto del territorio sarà nelle mani del nemico.

euronews
Sul fronte militare, molti temono un nuovo Afghanistan, con le forze impantanate in un lungo, estenuante conflitto. È un paragone valido?

Crocker
No, non credo che lo sia. Quello che richiederà tempi lunghi sarà piuttosto la necessità di ricucire e ricostruire il tessuto politico e il contratto sociale del popolo, in modo che i Tuareg del nord si sentano parte del Mali e non emarginati nel sistema politico.

Ma sarà fondamentale che i francesi, così come gli americani, i britannici e i vicini africani, siano in stretto coordinamento con gli algerini, essenziali in questa storia.

Naturalmente all’interno delle cellule islamiche di cui stiamo parlando molti sono algerini, non Tuareg del Mali o della Libia, sono algerini.

euronews
Molte persone nella regione del Sahara sono disperatamente povere. È il momento di prendere in considerazione anche lo sviluppo economico, oltre alla politica e alla sicurezza?

Crocker
Certamente, anche perché le persone che abitano questi territori sfavoriti vivono principalmente di contrabbando, traffico di droga, rapimenti, un po’ di allevamento e poco altro. La maggior parte dell’economia della zona, senza voler offendere nessuno, è economia criminale. E invece deve esserci più economia legale. Quindi c‘è bisogno di mettere lo sviluppo all’ordine del giorno.