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Un treno di proteste per la liberalizzazione del settore ferroviario

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Un treno di proteste per la liberalizzazione del settore ferroviario

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E’ arrivata tra le polemiche la nuova proposta di liberalizzazione delle ferrovie presentata dalla commissione europea. Dal 2019 Bruxelles vuole aprire completamente il trasporto passeggeri alla concorrenza, facilitando l’ingresso sul mercato di nuovi operatori.

Il punto essenziale della riforma, ha spiegato il commissario ai trasporti Siim Kallas, sarà la netta separazione tra i gestori delle infrastrutture e le imprese ferroviarie.

Dura la reazione dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello stato italiane Mario Moretti, secondo cui si tratta di una camicia di forza che porterà ad un aumento dei costi su scala europea da 6 a 15 miliardi di euro l’anno.

Più positiva invece l’associazione europea dei gestori indipendenti delle infrastrutture, “Per noi, dice Monika Heiming, è un passo importante perché ne usciamo rafforzati, avremo più responsabilità e avremo le funzioni necessarie per sviluppare la nostra attività”.

In alcuni paesi come il Belgio, la liberalizzazione è già partita, con risultati non sempre buoni come sottolinea Gianni Tabbone, portavoce di un’associazione di pendolari: “La separazione è effettiva dal 2005 nel nostro paese, e abbiamo constatato un peggioramento della qualità del servizio dal 2005. Ci sono problemi di comunicazione, di responsabilità che non vengono assunte, di decisioni non prese, di minuti persi a svantaggio dall’utente”

La proposta è stata fortemente criticata anche dall’associazione dei ferrotranvieri europei, che temono la perdita di posti di lavoro.