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Egitto. Sotto il fuoco dei cecchini a Port Said

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Egitto. Sotto il fuoco dei cecchini a Port Said

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Sfidando il coprifuoco decretato dal Presidente Morsi, il popolo egiziano grida la sua rabbia contro un potere che considera arbitrario e opprimente tanto quanto lo fu quello di Mubarak. La gente è scesa in strada a Ismailiyah questa notte.
 
Il nostro inviato Mohammed Shaikhibrahim è il solo giornalista di una testata straniera a trovarsi nel mezzo delle proteste e degli scontri nella città di Port Said.
 
“Ho perso mio figlio, non lo vedrò mai più, è morto e non aveva niente a che vedere con tutto questo” racconta una donna.
 
Alcuni quartieri di Port Said sono sotto il fuoco dei cecchini. Uno di loro è visibile, a distanza, dietro le inferriate di una finestra.
 
“Ci attaccano solo perchè chiediamo giustizia e rifiutiamo l’ingiustizia, siamo contro un potere oppressivo, che s’interessa solo a restare al suo posto e poggia sul sangue dei nostri martiri” dice un manifestante mentre mostra i bossoli raccolti in strada.
 
Il nostro inviato Mohammed Shaikhibrahim: “Nel gorgo in cui sprofondano le 3 città sul Canale di Suez, Port Said in primo luogo, gli abitanti non vedono il conflitto tanto dal punto di vista politico, l’opposizione contro il Presidente, ma piuttosto come una forma di rivolta contro il coprifuoco e contro le condanne per le violenze nella stadio”.