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Scetticismo e proteste. L'Egitto sordo all'appello di Morsi

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Scetticismo e proteste. L'Egitto sordo all'appello di Morsi

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La piazza sorda, l’opposizione scettica. Un buco nell’acqua il bilancio della prima ora dello stato d’emergenza e dell’apertura al dialogo, annunciati in Egitto da Mohammed Morsi.

Le sporadiche sassaiole filmate al Cairo sono appena la punta di un iceberg di violenze e proteste, riesplose con forza proprio nelle tre città interessate, appena dopo l’annuncio del presidente.

“Dopo aver letto la Costituzione – aveva dichiarato Morsi domenica -, ho preso la mia decisione -. Dalla mezzanotte di oggi dichiaro lo Stato d’emergenza a Port Said, Suez e Ismailia. Durante questo periodo, nelle stesse città un coprifuoco sarà inoltre in vigore dalle nove di sera alle sei del mattino”.

Immediate le reazioni della piazza, che facendo eco al Fronte di Salvezza Nazionale, rimprovera al Presidente misure di “maquillage”, che eludono il vero problema di un deficit di democrazia.

“La dichiarazione dello stato d’emergenza non è altro che il rinvio di qualsiasi decisione – dice un manifestante -. Morsi crede in un mese di poter risovere i nostri problemi? Perché poi Suez e non il Cairo o Alessandria? Ha forse paura della piazza? Cosa vuole da noi? Quanto sta facendo è davvero indegno”.

Insieme alla rabbia della piazza, sale intanto anche il numero delle vittime: ormai intorno a una cinquantina, quelle prodotte dagli scontri degli ultimi cinque giorni.