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Strage Port Said: 21 condanne a morte, in Egitto torna la violenza

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Strage Port Said: 21 condanne a morte, in Egitto torna la violenza

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Due anni dopo la rivoluzione anti-Mubarak, l’Egitto brucia ancora.

Sono almeno 22 le persone uccise e circa 200 i feriti nelle ultime 24 ore, dopo che un tribunale del Cairo ha condannato a morte 21 dei 73 imputati al processo per il massacro allo stadio di Port Said, dove, nel febbraio del 2012 trovarono la morte 74 persone.

La strage avvenne nel pieno della rivoluzione, con i sostenitori della squadra locale, al Masri, pro Mubarak, all’attacco dei tifosi della squadra del Cairo, al Ahly.

Alla lettura della sentenza è esplosa la rabbia nella città a nord del canale di Suez. I parenti dei condannati hanno assaltato il carcere, l’esercito si è dispiegato nel centro della città e ha imposto il coprifuoco.

Al Cairo, il livello di tensione resta alto, tanto che il presidente Mohamed Morsi ha cancellato il suo viaggio in Etiopia.

Nella capitale, la sentenza è stata accolta come una liberazione, con i tifosi dell’al Ahly scesi in strada a festeggiare.

Attivisti e osservatori sostengono che l’attacco contro al Ahly sia stato premeditato, perché i suoi ultras furono molto attivi durante la rivoluzione. Accusano della strage il Consiglio militare, che all’epoca ancora governava il Paese.