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In fuga dai ribelli e dalle bombe, la disperazione dei profughi del Mali

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In fuga dai ribelli e dalle bombe, la disperazione dei profughi del Mali

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Il conflitto in Mali, come già quello siriano, porta con sè il dramma dei rifugiati: secondo l’Onu, 400mila persone lasceranno il Paese nei prossimi mesi, per fuggire dai ribelli islamici e dai raid aerei francesi.

“Ho lasciato Kona durante i bombardamenti: era troppo pericoloso – racconta una dei profughi – sono partita a piedi, con i miei quattro figli e mio marito. Abbiamo camminato per due giorni, prima che un autista ci caricasse. Mio marito è partito per Abidjan e io sono rimasta sola con i bambini”.

Costa d’Avorio, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Algeria hanno già accolto quasi 150mila persone. Altre 230mila, pur restando in Mali, hanno abbandonato abitazioni e famiglie.

“Siamo stati costretti a lasciare velocemente Sevare perché stavano arrivando gli jihadisti – spiega Mammadou Diallo, di una ONG cattolica – e anche per proteggere la sicurezza della nostra gente”.

I rifugiati rimasti in Mali non hanno aiuti. Non esistono campi d’accoglienza. Qualche famiglia li ospita, ma la situazione è disperata, e aggravata dall’enorme povertà.

François Chignac, inviato speciale di euronews: “In fuga dall’avanzata dei ribelli o dai bombardamenti più recenti, i rifugiati restano qui in Mali i grandi dimenticati di questo conflitto”.