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Lapid detta la sua agenda in Israele

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Lapid detta la sua agenda in Israele

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“Israele dice no a una politica di paura e di odio, no alla divisione in fazioni o gruppi lontani per interesse . No alll’estremismo e all’antidemocrazia”.

Yair Lapid è stato la sorpresa di queste elezioni. Il suo partito arriva secondo e avrà un ruolo importante nella formazione del prossimo governo.

“La prova che il vero cuore di questo paese batte al centro. Crediamo nella pace e anche la classe media vuole un cambiamento nelle dinamiche sociali”.

“Non è una società frammentata, Yair Lapid percorre un sentiero di unità. Sa come vendere un sogno, il sogno che anche noi inseguiamo”.

Yair Lapid, 49 anni è un viso conosciuto in Israele. Ex anchorman, ha 49 anni, l’anno scorso aveva annunciato di voler “salire” in politica.

Centrista, Lapid ripercorre il cammino del padre,
Joseph “Tommy” Lapid, anch’egli giornalista, diventato poi uomo politico.
Lapid vuole forzare la mano alla pace, lui è a favore di uno stato palestinese.

Yair Lapid:

“Se il premier voleva negoziare e si è reso conto che dall’altra parte aveva qualcuno con cui negoziare, avrebbe dovuto andare avanti.
Se un premier vuole sedersi al tavolo del negoziato, lo deve fare. È quello che cercherò di fare, cercherò di lavorare in questo senso, perché è una cosa che mi sta molto a cuore”.

Come il padre è contrario ai privilegi accordati agli ultraortodossi, privilegi che, dice, la società israeliana non è più in grado di pagare.

Yair Lapid

“Non nasconderò dietro un dito i privilegi della destra estrema. Il nuovo governo dovrà essere un governo più moderato perché io possa aderirvi”.

Soffia un vento nuovo in Israele e Lapid lo incarna.

Nial O’Reilly, euronews:

-Benyamin Netanyahu sarà ancora premier, malgrado la perdita di voti, che tipo di messaggio ha voluto dargli l’elettorato?
Con noi per capire cosa è successo in Israele l’analista politico, Abraham Diskin. Netanyahu ha fatto della sicurezza nazionale una priorità.
Ha mal interpretato gli umori del PAese?
Dovrà rivedere le priorità?

Abraham Diskin, analista politico:

No, per molti il conflitto arabo israeliano e la minaccia iraniana restano prioritarie. Quello che vedo è una strategia pessima: la fusione tra il partito di Netanyahu e quello di Liberman, il nostro ex ministro degli Esteri. Un’alleanza che ha fatto perdere voti, soprattutto al centro.

-Pensa che rivedrà la composizione del governo, che aveva in mente?

“Credo che sia interessato, anche se avesse avuto qualche voto in più, alla cooperazione con i centristi.

Il partito di centro, guidato dall’ex giornalista, Yair Lapid è importante.
“C‘è futuro” è la traduzione del nome del partito, ma questi due partiti non hanno non hanno la maggioranza, sarà difficile avere in coalizione altri partiti di centro o addirittura di sinistra.

Netanyahu e Lapid devono decidere se allearsi con uno dei partiti del blocco di destra, potrebbe trattarsi di una formazione molto più a destra del Likud o relativamente moderata, ma ultraortodossa”.

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-Come interpreterà il risultato la Casa Bianca? Infleunzerà le relazioni israelo statunitensi, che non sono state le più forti sotto Obama?

“Stimo Obama e penso che i suoi valori debbano essere rispettati, ma penso abbia fatto i peggiori errori interpretando i possibili sviluppi di questa regione.

Nel corso della primavera araba, l’abbiamo visto. Penso inoltre che agli amricani sfugga il cuore del problema del conflitto. Penso ci sia una cattiva interpretazione del conflitto che ci separa dai palestinesi e dagli arabi in generale. POtrebbero fare di più per promuovere la pace, potrebbero fare maggiore pressione su Israele, ma dovrebbero trovare il veroproblema. Il vero problema non è Israele, non è il governo di Israele, il vero problema è costitutito dalla Palestina”.