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I leader europei non vogliono un'Europa 'à la carte'

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I leader europei non vogliono un'Europa 'à la carte'

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Il discorso di David Cameron rompe mesi di speculazioni sul ruolo britannico in Europa e scatena un’ondata di reazioni. Molti sembrano essere d’accordo sul fatto che l’Unione non possa essere considerata come un’entità da costruire su misura per ogni Stato membro.

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz risponde a chi gli chiede se si tratti della fine dell’Unione: “Decisamente no – ha detto -. Potrebbe essere l’inizio della fine per David Cameron. Ho l’impressione che questo discorso sia rivolto più ai Tories che all’Unione europea. Un primo ministro che dice di volere tenere un referendum, ma solo dopo le elezioni, mira alle prossime elezioni, non al referendum. Credo che il Signor Cameron si stia comportando in modo non plausibile”.

In Germania, la Cancelliera Angela Merkel commenta le parole del premier britannico sottolineando la necessità di un compromesso: “Quando si parla di premere per i propri interessi, allora, certo, ogni Paese membro dell’Unione europea ha i suoi interessi, ma Europa significa trovare compromessi. In questo contesto siamo pronti a discutere dei desideri britannici ma dobbiamo sempre tenere a mente che altri Paesi hanno desideri diversi e occorre trovare un compromesso equo”.

Sulla stessa linea si mostra la Francia, che attraverso il suo ministro degli Esteri Laurent Fabius cerca di lanciare un messaggio chiaro ai britannici: “Non possiamo avere un’Europa ‘à la carte’ – ha dichiarato in un intervento radiofonico-. Utilizzerò un paragone che i nostri amici britannici capiranno molto bene. Immaginate l’Europa come una squadra di calcio, ma una volta dentro, non si può dire ‘adesso giochiamo a rugby’”.