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Elezioni in Giordania all'ombra del boicottaggio

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Elezioni in Giordania all'ombra del boicottaggio

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È un voto adombrato dal boicottaggio quello odierno in Giordania, il primo dalla Primavera araba. I principali gruppi dell’opposizione lamentano la mancanza di volontà di implementare riforme concrete e hanno invitato i cittadini a non recarsi ai seggi.

Il governo ha promesso elezioni libere e trasparenti, e confida in una buona affluenza. Ma contro queste elezioni si sono schierati elementi di peso, a iniziare dai Fratelli Musulmani, che chiedono a re Abdallah di rinunciare a parte dei suoi poteri.

E attraverso il loro influente partito politico, spiegano: “Se il numero degli elettori che va ai seggi è basso come si prevede – ha dichiarato Sheikh Hamzeh Mansour, capo del Fronte di Azione Islamica -, allora di certo questo comprometterà la legittimità del Parlamento”.

Circa 2 milioni e trecentomila – su una popolazione di circa 7 milioni – gli elettori chiamati ai seggi. Centocinquanta i membri del Parlamento da eleggere, per un mandato di quattro anni.

Oltre al boicottaggio, sul voto pesa anche un contesto di crisi economica e misure di austerità, e di apatia politica.