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Egitto: turismo in crisi, governo spera nella ripresa

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Egitto: turismo in crisi, governo spera nella ripresa

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Il turismo in Egitto vive una crisi profonda, a due anni dalla rivoluzione che mise fine al regime di Mubarak. Le autorità egiziane si aspettano una ripresa. Fondamentale ripristinare la stabilità nel Paese per poter tornare ad attrarre turisti.

Il turismo in Egitto rappresentava in tempi normali il 10 per cento del pil e dava lavoro al 12 per cento della popolazione attiva.

Il 2010, prima della rivoluzione, è stato un anno da record: oltre 14 milioni e mezzo di visitatori e più di nove miliardi e mezzo di euro di introiti. Nel 2011 si verifica il crollo, meno 30 per cento di entrate e cinque milioni di turisti in meno.

Nel 2012 la tendenza si è invertita e le autorità egiziane sperano di raggiungere, entro il 2020, 30 milioni di visitatori che genererebbero quasi 19 miliardi d’introiti.

La situazione è critica in tutto il Paese, al Cairo ad esempio il museo egizio, a piazza Tahrir, è arrivato a registrare appena 550 ingressi al giorno, a dicembre, contro i 6000 dei tempi d’oro.

‘‘Se la proporzione di turisti era di circa il 99 per cento a Hurghada, Sharm el-Sheikh, a Luxor, Assuan, Il Cairo, ora non supera l’un per cento, il Paese sta vivendo un disastro”, dice il proprietario di un’imbarcazione per turisti.

Prioritario garantire la sicurezza. Un turista norvegese racconta di essere partito nonostante l’instabilità del Paese. “Eravamo preoccupati per la situazione politica, ma abbiamo avuto fiducia nella guida ed è per questo che siamo qui e ci sentiamo molto bene”.

Le autorità egiziane puntano a inaugurare nuovi siti e ad avviare programmi di restauro, tra i progetti la riapertura del viale delle sfingi a Luxor e del museo di Suez. Per questo spiegano che sono necessari finanziamenti internazionali.

Mohammed Shaikhibrahim, euronews:
“Prima della rivoluzione egiziana questi posti erano pieni di turisti arabi e stranieri, oggi sono vuoti e i proprietari sperano di farli rivivere dopo essere stati oscurati dall’incertezza della situazione politica e dalla mancanza di sicurezza”.