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La rivoluzione tecnologica nel restauro

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La rivoluzione tecnologica nel restauro

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La tecnologia al servizio dell’arte.
Firenze, Cimitero degli Inglesi: uno scanner 3D analizza la pietra annerita della Statua della Speranza. Gli esperti si preparano a pulire il capolavoro.

Nei grandi laboratori del Cnr, i fisici nucleari effettuano la datazione dei quadri al radiocarbonio grazie a un acceleratore di particelle. Questo sistema viene chiamato spettrometria di massa. Può datare oggetti che hanno addirittura 50.000 anni.

“I meccanismi di degrado delle opere d’arte sono destinati a diventare sempre più gravi, sia per le attività umane, sia per i cambiamenti climatici e per gli eventi catastrofici” spiega Salvatore Siano, direttore del progetto TEMART al CNR di Firenze. “Per cui la scienza ha il compito di mettere a punto dei rimedi sempre più efficaci per garantirne la salvaguardia, non solo per i prossimi decenni e secoli, ma addirittura per i prossimi millenni. Questa effettivamente è una sfida molto, molto difficile”.

L’interazione tra scienziati e artisti, due categorie che una volta operavano in ambiti completamente diversi, favorisce oggi nuove tecnologie ed espande gli orizzonti culturali. I loro principi, tuttavia, rimangono distinti. Gli scienziati come Siano credono che sia loro dovere riportare le opere artistiche al loro originale splendore.

“Quello che dobbiamo fare è cercare di maturare la nostra comprensione, e anche le nostre aspettative” afferma Cecilia Frosinini, storica dell’arte all’Opificio delle Pietre Dure. “L’opera non deve essere una bella donna piena di botulino o con un lifting. L’opera deve essere una bella signora, che sa invecchiare pacificamente e sa trasmettere i suoi contenuti ai bis-bis-nipoti”.

Nel frattempo, quindi, i restauratori continuano il loro lavoro, affinché sculture e opere d’arte possano essere apprezzate anche dalle generazioni future.