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Algeria: tra soddisfazione ed angosciosa attesa

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Algeria: tra soddisfazione ed angosciosa attesa

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Centinaia di ex ostaggi riabbracciano le famiglie, altri però sono ancora nelle mani dei sequestratori: al campo di In Amenas, nel deserto algerino, proseguono conteggi, identificazioni e abbozzi di trattativa.

Sono sette, secondo il gruppo armato che li ha sequestrati, gli ostaggi stranieri ancora nelle mani del gruppo di jihadisti asserragliato in una palazzina del campo.

I sequestratori fanno richieste che sanno impossibili: la liberazione dell’emiro cieco, Omar Abdel Rahman, condannato all’ergastolo negli USA, per esempio.

Ormai, per gli ultimi ostaggi, si teme il peggio.

C‘è invece sollievo per le cifre che iniziano a delinearsi, per i feriti che non sembrano dover destare troppe preoccupazioni.

“È andato tutto bene, ci hanno portati qui, sono stati molto veloci”, racconta un turco a proposito dell’operazione dell’esercito algerino.

Dodici ostaggi rimasti uccisi, oltre 670 liberati, ma il pensiero di chi sta per tornare a casa va a quelli che sono ancora lì, con le armi dei sequestratori puntate addosso:

“Il mio cuore è con i ragazzi che sono ancora lì, speriamo che ne escano tutti salvi, perché alla fine dei conti si tratta solo di lavoro, nessuno dovrebbe passare da queste esperienze per il lavoro”, dice un irlandese.

Un gruppo di norvegesi intanto è già arrivato a Bergen: tecnici e operai che tornano a casa con un bagaglio di ricordi da cancellare. Sette norvegesi però ancora mancano all’appello, e non sono tra gli stranieri che il commando dice di avere in ostaggio.

Il governo ha già detto alle famiglie di prepararsi al peggio.