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Rasmussen: "In Siria e Mali la Nato non interverrà"

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Rasmussen: "In Siria e Mali la Nato non interverrà"

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Non ci sarà alcun intervento della Nato in Mali e in Siria. Lo dichiara ai microfoni di euronews Anders Fogh Rasmussen, Segretario generale dell’organizzazione del Patto Atlantico, che si esprime anche sui rapimenti in Algeria e sull’arrivo dei Patriot in Turchia, per aumentare la pressione su Damasco. Lo abbiamo incontrato a Bruxelles.

Andrei Beketov, euronews:

“Grazie per accogliere Euronews nella sede della NATO. Seguiamo tutti da vicino gli sviluppi della situazione in Nord Africa. Ma prima, qual‘è il suo punto di vista sulla situazione degli ostaggi in Algeria?”

Anders Fogh Rasmussen, Segretario generale Nato:

“Condanno in maniera netta gli attacchi, gli omicidi e i rapimenti. Le mie condiglianze vanno ai familiari e alle persone care dei lavoratori che sono stati uccisi. Esprimo la mia solidarietà ai Paesi convolti”.

euronews:

“Sembra che questa regione si delinei come un nuovo fronte d’intervento per la Nato, Somalia, Mali e ancora l’Algeria, forse il Niger e la Mauritania. Cosa ne pensa?”

Rasmussen:

“Il ruolo della Nato sarà diverso. Certo, monitoriamo la situazione. Siamo stati impegnati per molti anni nella regione del Sahel, per l’attività di gruppi terroristici, estremisti e gruppi criminali. Questo è anche il motivo per il quale abbiamo accolto con favore la rapidità d’intervento della Francia in Mali e
la richiesta del presidente maliano. È mia ferma convinzione che fosse necessario agire per aprire la strada ad una forza di stabilizzazione a guida africana”.

euronews:

“La Francia è un membro della Nato. State condiderando di partecipare facendo ricorso alla flotta aerea Awacs, a droni o ai servizi d’intelligence. In fondo condividete le risorse disponibili”.

Rasmussen:

“Io non credo che la Nato abbia un ruolo come organizzazione, ci sono invece molti membri della Nato che stanno assistendo la Francia nella logistica, nei trasporti, nella sicurezza, nella perlustrazione dei luoghi”.

euronews:

“In qualche modo tutti questi sforzi saranno coordinati, anche da Bruxelles. In qualche modo la Nato è coinvolta come centro ricettivo”..

Rasmussen:

La Nato è una organizzazione non è coinvolta…

euronews:

“L’Unione europa sta formando i soldati maliani. L’Europa fornisce anche assitenza medica. Non è questo un compito della Nato? Perché lo fa l’Unione europea?”.

Rasmussen:

“C‘è un grande bisogno di formare a tutti i livelli l’esercito maliano. Ho accolto con favore questa
missione dell’Unione europea. Non possiamo permettere che il Mali diventi terreno fertile per il terrorismo”.

euronews:

“La Nato è già intervenuta su altri “terreni fertili” per il terrorismo come in Afghanista. Perché non in Mali?”.

Rasmussen:

“La Nato non può diventare il poliziotto del mondo, passando da un Paese all’altro per risolvere i problemi. Credo sia meglio dividersi il lavoro. E vorrei sottolineare che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato l’azione di una forza a leadership africana per l’intervento in Mali”.

euronews
“La Nato in questi giorni sta rafforzando la difesa della Turchia, sua alleata, fornendo missili Patriot. Ma la Turchia non è in pericolo per un’invasione militare o per bombardamenti. I missili Patriot non sono forse un’arma di difesa eccessiva rispetto al pericolo?”

Rasmussen:

“No, è una misura appropriata, una pura arma di difesa. Abbiamo considerato il rischio per la sicurezza lungo il confine turco- siriano. I bombardamenti, la perdita di vite umane in territorio Turco, il lancio di missili in territorio siriano ma vicino al confine con la Turchia. Il pericolo è reale.
E questa è la ragione per cui gli alleati della Nato hanno deciso di dare un segnale di solidarietà alla Turchia incrementando la difesa aerea, in modo da assicurare protezione alla popolazione turca e al suo territorio”.

euronews:

“Ma i Patriot potrebbero essere usati anche per azioni difensive come sorvegliare la No fly Zone. Potrebbero essere usati, insieme ad altre armi, in future azioni militari se la situazione in Siria dovesse peggiorare?”.

Rasmussen:

“Non abbiamo l’intenzione di intervenire militarmente in Siria. E mettiamo subito in chiaro che il ricorso a missili Patriot è una misura puramente difensiva. Non abbiamo intenzione di disporne in vista di una No Fly Zone. Tecnicamente non è prevista la creazione di una No Fly Zone”.

euronews:

“Comunque cambia l’equilibrio strategico. È una ulteriore pressione sul regime di Damasco ed un incoraggiamento per i ribelli questa scelta?”

Rasmussen:

“La ragione di questa scelta è la difesa e la protezione della popolazione e del territorio turco. Ma certamente rappresenta anche un deterrente per il regime di Damasco, perché non gli venga nemmeno in mente di attaccare la Turchia. E davvero faccio appello al regime di damasco perché accolga le legittime aspirazioni di libertà del popolo siriano e ponga fine alla repressione dei suoi cittadini. È veramente inaudito ciò che sta avvenendo in Siria”.

euronews:

“Abbiamo parlato dell’Afghanistan, la vostra missione è ad una fase avanzata. Dopo il 2014 che presenza avrà la Nato in Afghanistan, si opterà per l’Opzione zero come auspicato da ufficiali statunitensi?”

Rasmussen:

“Abbiamo deciso di restare in Afghanistan anche dopo il 2014. Rispetteremo il nostro piano, che prevede di passare gradualmente il testimone e lasciare la responsabilità della sicurezza agli afghani. Il processo è in corso e si concluderà alla fine del 2014, quando la nostra missione ISAF sarà conclusa. Dal primo gennaio 2015 comincerà la missione di assistenza della forza di sicurezza afghana. Questo è il nostro obiettivo”.

euronews:

“Avete qualche numero sul personale impiegato?”

Rasmussen:

“Non abbiamo ancora deciso la dimensione di questa missione di formazione, lo faremo a breve. Il piano è in via di organizzazione”.

07’30 Euronews
Secretary General of NATO, thank you very much for your interview for Euronews.

07’33 Rasmussen
You are welcome

Mr Rasmussen, grazie per accogliere Euronews nel quartier generale della NATO.
Seguiamo da vicino gli sviluppi della situazione in nord Africa. Ma prima, qual‘è il suo punto di vista sulla situazione degli ostaggi in Algeria?

00’36 Rasmussen
Condanno in maniera netta gli attacchi, gli omici e i rapimenti. Le mie condiglianze vanno ai familiari e alle persone care dei lavoratori che sono stati uccisi. Esprimo la mia solidarietà ai Paesi convolti:

01’01 Euronews
Sembra che questa regione si delinei come un nuovo fronte d’intervento per la Nato, Somalia,Mali e ancora l’Algeria, forse il Niger e la mauritania. Cosa ne pensa?

01’15 Rasmussen

Il ruolo della Nato sarà diverso. Certo, monitoriamo la situazione. Siamo stati impegnati per molti anni nella regione del Sahel, per l’attività di gruppi terroristici, estremisti e gruppi criminali. Questo è anche il motivo per il quale abbiamo accolto con favore la rapidità d’intervento della Francia in Mali e
la richiesta del presidente maliano. È mia ferma convinzione che fosse necessario agire per aprire la strada ad una forza di stabilizzazione a guida africana.

01’58 Euronews
La Francia è un membro della Nato. State condiderando di partecipare facendo ricorso alla flotta aerea Awac, a droni, o ai servizi d’intelligence. In fondo condividete le risorse disponibili.

02’12 Rasmussen
Io non credo che la Nato abbia un ruolo come organizzazione, ci sono invece molti membri della Nato che stanno assistendo la Francia nella logistica, nei trasporti, nella sicurezza, nella perlustrazione dei luoghi..

02.33 Euronews
In qualche modo tutti questi sforzi saranno coordinati, da Bruxelles fino qui. In qualche modo la Nato è coinvolta come centro ricettivo.

02’41 Rasmussen
NATO è una organizzazione non è coinvolta…

02’45 Euronews
L’unione europa sta formando i soldati maliani. L’Europa fornisce anche assitenza medica. Non è questo un compito della nato? Perché lo fa l’Unione europea?

02’56 Rasmussen
C‘è un grande bisogno di formare a tutti i livelli l’esercito maliano. Ho accolto con favore questa
missione dell’Unione europea. Non possiamo permettere che il mali diventi terreno fertile per il terrorismo.

03’19
La Nato è già intervenuta su altri “terreni fertili” per il terrorismo come in Afghanista. Perché non in Mali?.

03’24 Rasmussen
La Nato non può diventare il poliziotto del mondo, passando da un Paese all’altro per risolvere i problemi. credo sia meglio dividersi il lavoro. E vorrei sottolineare che il Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite ha autorizzato l’azione di una forza a leadership africana per l’intervento in Mali.

03’51 Euronews
La Nato in questi giorni sta rafforzando la difesa della Turchia, sua alleata, fornendo missili Patriot. Ma la Turchia non è in pericolo per un’invasione militare o per bombardamenti. I missili patriot non sono forse un’arma di difesa eccessiva rispetto al pericolo?

04’12 Rasmussen
No, è una misura appropriata, una pura arma di difesa. Abbiamo considerato il rischio per la sicurezza lungo il confine turco- siriano. I bombardamenti, la perdita di vite umane in territorio Turco, il lancio di missili in territorio siriano ma vicino al confine con la Turchia. Il pericolo è reale.
E questa è la ragione per cui gli alleati della nato hanno deciso di dare un segnale di solidarietà alla Turchia incrementando la difesa aerea, in modo da assicurare protezione alla popolazione turca e al suo territorio.

04’57 Euronews
Ma i Patriot potrebbero essere usati anche per azioni difensive come sorvegliare la No fly Zone. Potrebbero essere usati, insieme ad altre armi, in future azioni militari se la situazione in Siria dovesse peggiorare?

05’11 Rasmussen
Non abbiamo l’intenzione di intervenire militarmente in Siria. E mettiamo subito in chiaro che il ricorso a missili Patriot è una misura puramente difensiva. Non abbiamo intenzione di disporne in vista di una No Fly Zone. tecnicamente non è prevista la creazione di una No Fly Zone.

05’34 Euronews
However it changes the strategic balance. Is it a further pressure on Damascus regime and encouragement for the rebels – deployment of these weapons?

05’45 Rasmussen
The purpose of this deployment is effective defence and protection of the Turkish population and Turkish territoryt. but having saud that of course it also act as a clear deterrence so that regime in Danascus doesn’t even think about attacking Turkey. And i really urge regime in Damascus to accomodate the legitimate aspirations of Syrian people and stop the crackdowns onj the civilian population. It’;s absolutely outrageouse what we are witnessing in Syria.

06’25 Euronews
We mentioned Afghanistan. Your operation there is at it’s late stage. After 2014 will there be any NATO personnel left in Afghanistan or there will be a ‘zero option’ as some American officials suggest?

06’40 Rasmussen
We have decided that we will stay in Afghanistan also beyond 2014. We follow our plan. Our plan is to gradually hand over and leave the resposibility for the security to the Afghans. This process has been strarted and it will be completed by the end of 2014. So by the end of 2014 our current ISAF combat mission will be completed. From the first of January 2015 we will establish a training mission to give advice to, to assist, to train Afghan security forces. That’s our ambition.

07’16 Euronews
Have you got figures of the presonnel?

07’18
Rasmussen
No we have not yet decided on the size of that training mission, we will make this decision in the very near future. We are in the process of the planing that future mission.