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La verità seppellisce la gloria di Armstrong

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La verità seppellisce la gloria di Armstrong

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Con la confessione di Lance Armstrong cade un castello di menzogne e con esso tutto il mondo del ciclismo è chiamato a interrogarsi. Privato dei sette titoli al Tour del France, a partire dal 1999, a ottobre dall’Unione Ciclistica Internazionale, che aveva seguito l’antidoping statunitense, la carriera del ciclista texano si rivela definitivamente un grande inganno.

Armstrong, ha ammesso il doping, ha ammesso di essere stato un piccolo tiranno in seno alla sua squadra, aggiungendo, in riferimento al giro di Svizzera del 2001, che l’Uci non ha coperto nulla.

Lo sportivo che di recente è passato dal ciclismo al triathlon, negli Stati Uniti potrebbe essere incriminato per falsa testimonianza.

“Sapevamo la verità, ma tutti volevano sentirla dire da lui”, dice il suo grande accusatore, l’ex compagno di squadra Tyler Hamilton, autore del libro che racconta il vasto sistema di doping messo in piedi da Armstrong.

L’ammissione di tante menzogne, dopo la quale l’Uci spera di far ripartire il ciclismo sotto un’altra immagine. Il direttore del Tour De France tira una riga su Armstrong. “Ciò che è accaduto appartiene al passato”, afferma Christian Prudhomme. “Armstrong appartiene al passato. Naturalmente dobbiamo accettare che venga punito, ma resta qualcosa del passato. Il ciclismo è già cambiato, ora si parla di ‘fotografia del passato’, diciamo che quello che vediamo è una fotografia effetto seppia”.

Dall’altare alla polvere: il simbolo della caduta nell’ultima foto postata dal texano su twitter che lo ritrae disteso sul divano tra le sette maglie gialle, glorie che ormai non esistono più.