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L'Irlanda guida l'Europa per 6 mesi: intervista al premier Kenny

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L'Irlanda guida l'Europa per 6 mesi: intervista al premier Kenny

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Signor Primo Ministro innanzizutto grazie per essere qui. La Gran Bretagna dovrebbe riappropriarsi di alcuni poteri attualmente esercitati da Bruxelles? O dovrebbe forse lasciare il club europeo?
Kenny
Non posso parlare a nome del governo britannico. Ma in qualità di leader del mio paese so quanto le relazioni con gli amici britannici siano buone e sono buone da tanto tempo. D’altronde, l’anno passato abbiamo firmato una partnership strategica. La Gran Bretagna è stata uno dei grandi protagonisti del Mercato Unico. E’ sempre stata un cardine importante della costruzione europea. Vederla abbandonare l’Unione sarebbe una catastrofe.
Penso che nessuno avrebbe interesse a vedere i britannici uscire dal Mercato Unico e perdere cosi influenza. Spero davvero che la questione venga risolta perchè lo ripeto vedere la Gran Bretagna uscire dall’Unione sarebbe catastrofico.
Euronews
Gli Stati membri devono poter scegliere cio’ che piu’ li aggrada della torta europea o dovrebbero prendere o rifutare in toto questa torta ?
Kenny
CI sono delle condizioni e degli standard a cui attenersi per diventare membri, e le condizioni sono le stesse per tutti. Se si accettasse di fare una eccezione avreste subito altri paesi che chiederebbero condizioni nuove.

Euronews
Lei si è detto fiducioso sul fatto che una soluzione riguardo al problema del debito delle banche possa essere trovata entro fine marzo. Rimanete dello stesso avviso anche dopo le voci arrivate da Berlino?

Kenny
Il problema si puo’ risolvere in due fasi Si dovrebbe apprezzare il fatto che un paese piccolo come l’Irlanda è stato uno dei primi ad aderire al piano di aiuti proposto dagli organismi internazionali, piano che indendeva rispondere all’imperativo del momento in base al quale nessuna banca doveva fallire.
Abbiamo dovuto contrarre un prestito di 64 miliardi di euro e far pagare il conto di quest’operazione ai contribuenti. Era un fardello enorme.che abbiamo dovuto dividere in due tipologie di rimborso. innanzitutto dovremo rimborsare 3 miliardi all’anno per dieci anni. Poi ci siamo appoggiati alle banche. Il legame tra debito sovrano e debito bancario va spezzato. Abbiamo rispettato tutti gli impegni sottoscritti ed è per questo che siamo fiduciosi per il futuro

Euronews
Il presidente francese Hollande a dicembre ha auspicato un’armonizzazione della fiscalità delle imprese a livello europeo. L’Irlanda è pronta ad accettare?
Kenny
L’Irlanda non cambierà la propria politica fiscale. Abbiamo l’aliquota d’imposta societaria al 12,5% da diversi anni e non la modificheremo. I trattati europeo sono chiari al riguardo: la politica fiscale resta di competenza degli Stati nazionali.
Ci sono altri paesi dell’Unione che applicano dei tassi inferiori al 20%.
Noi ad esempio non sosteniamo nessuna transazione finanziaria.

Euronews
Perchè?

Kenny
Perchè abbiamo la fortuna di avere a Dublino un polo di servizi particolarmente dinamico sul piano internazionale che dà lavoro a piu’ di 35 mila persone. E non vorremmo metterlo in una situazione di svantaggio rispetto a Londra che si oppone alla tassa sulle transazioni finanziarie. Noi appoggiamo un rafforzamento della cooperazione e la tassazione delle transazioni finanziarie sarà all’ordine del giorno del prossimo incontro dell’Eurogruppo di lunedi. l’Irlanda si impegnerà affinchè questa proposta adottata da dieci stati diventi una realtà. L’abbiamo già detto chiaramente

Euronews:
E a chi dice che le banche sono all’origine della crisi cosa risponde? Non dovrebbero pagarsi da sole i loro debiti?

Kenny
Tutto dipende da quello che deciderà il Fondo europeo di stabilità. In base alle scelte che verranno fatte, il Fondo avrà la possibilità di definire le regole della ricapitalizzazione diretta delle banche. Vorremmo evitare di pesare sui contribuenti in futuro. L’Irlanda è il solo paese ad aver sollecitato in questo modo i contribuenti. E’ per questo che abbiamo un gran bisogno del sostegno dei nostri amici europei.

Euronews
Abbiamo assistito a una discussione sulle garanzie d’impiego per i giovani. Lo Stato puo’ davvero garantire il lavoro in questo modo?

Kenny
Non penso che “garanzia” sia il termine piu’ appropriato. Preferisco parlare di opportunità, di sforzo. Recentemente ho fatto tappa a Vienna dove ho incontrato il cancelliere Faymann. Abbiamo visitato un centro d’eccellenza dedicato ai giovani. In Austria la disoccupazione tra i giovani è quasi inesistente, è inferiore al 3% mentre in altri paesi è del 50% e da noi del 29. Non è normale. Dobbiamo provare a ispirarci dalle esperienze di altri paesi. La lotta contro la disoccupazione giovanile sarà una delle priorità del nostro semestre di presidenza. Lavoreremo per restituire ai giovani delle prospettive e la speranza nel futuro.

Euronews
L’anno scorso 87000 persone hanno lasciato l’Irlanda. Forse non hanno capito i vostri sforzi?

Kenny
Il numero dei disoccupati è inaccettabile. Non è una cosa normale vedere tutti questi giovani senza lavoro e non è normale che la gente lasci il proprio paese. Qualche settimana ero in Cina dove ho incontrato circa 500 miei connazionali. Avevano tutti scelto la loro destinazione.Mi preoccupo maggiormente per quelli che non hanno potuto scegliere e che forse non hanno trovato un futuro migliore altrove.
Euronews
Torniamo su una questione di ordine interno. Attualmente c‘è un dibattito riguardo alla legge sull’aborto. Qual‘è la sua posizione? Ci sarà una consultazione su questo tema?
Kenny
No. Non ci sarà un altro referendum. Sono 30 anni che in Irlanda si discute dell’aborto che è vietato. Dobbiamo pero’ elaborare una legge per definire le condizioni in cui l’interruzione di gravidanza puo’ venire autorizzata. Questo ci permetterà di chiarire il quadro giuridico per il personale che deve intervenire nei casi in cui ad esempio la vita della madre è in pericolo.
Sono questioni difficili da trattare e avremo bisogno di calma e di dignità per lavorare bene. Gli spazi di manovra sono ristretti e non potremo soddisfare tutti. D’altronde questa non è la questione del momento