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Mali, violenze sui profughi in fuga dal Nord

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Mali, violenze sui profughi in fuga dal Nord

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Stupri e violenze. Le migliaia di profughi malesi in fuga dal Nord verso il Sud del Paese denunciano ripetuti attacchi da parte delle milizie islamiste. Una via crucis iniziata durante l’estate del 2012, che raggiunge in queste cifre drammatiche. L’Onu conferma: 30.000 profughi solo nell’ultima settimana.
Una donna racconta:“I ribelli ci hanno picchiati e violentati. I francesi bombardavano l’aeroporto e noi abbiamo deciso di scappare”.

Vittime innocenti, come sempre i bambini. Marixie Mercado, portavoce Unicef:“Il numero di sfollati è altissimo. La nostra preoccupazione sono soprattutto i bambini che hanno perso le famiglie, soggetti vulnerabili, esposti a diversi tipi di violenze, înclusa prostituzione e violenze sessuali”.

Nel Nord del Paese sotto il controllo delle milizie islamiche dalla scorsa estate i malesi fuggono da torture e dalla sharia. I profughi riusciti a fuggire raccontano di amputazioni e punizioni corporali pubbliche.

Un clima d’intimidazioni e violenze quotidiane come racconta un ex camionista, a cui i miliziani hanno amputato le mani credendolo una spia. Impossibilitato a fare altro oggi vende taniche di benzina a Bamako:“Ho urlato più forte che potevo. Piangevo e chiamavo Dio. Non mi hanno nemmeno guardato in faccia. Mi filmavo col telefonino mentre mi amputavano la mano. Quando ho smesso di urlare e di piangere mi hanno mostrato la mano tagliato. Ero in uno stato di semi incoscienza,mi hanno chiesto come mi chiamavo e mi hanno gettato addosso dell’acqua fredda. Poi mi hanno portato in ospedale”.