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Mali, esercito francese contro jihadisti

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Mali, esercito francese contro jihadisti

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Continua l’intervento francese in Mali. Da giorni l’esercito combatte al fianco delle truppe di Bamako nell’offensiva contro gli islamisti.

Disposti 750 soldati, ma Parigi annuncia di voler triplicare le forze, portandoli a 2.500 uomini.
“Fermare l’aggressione terrorista che tenta di prendere il controllo di tutto il Paese” è l’obiettivo spiega il presidente francese.

“La nostra missione non è finita”, dice François Hollande, “dobbiamo preparare il dispiegamento di una forza di intervento africana per consentire al Mali di recuperare la propria integrità territoriale, in conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.”

L’intervento francese in Mali è iniziato la scorsa settimana, dietro la richiesta di aiuto del governo di Bamako di fronte all’avanzata verso sud delle forze islamiste che hanno occupato il nord del Paese. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Cedeao) ha già mobilitato 3.500 militari da inviare in rinforzo all’esercito maliano.

“La Comunità Economica dei Paesi dell’Africa Occidentale”, spiega Kadré Désiré Ouedraogo, Presidente della commissione Ecowas, “deve mobilitarsi, tenersi pronta a difendere l’integrità territoriale del Mali, smantellare le reti terroristiche e criminali e ristabilire totalmente l’autorità dello Stato.”

Tre le principali sigle islamiste: Ansar Dine,
‘Difesa dell’Islam’ che ha sede a Kidal, a Gao si è insediato il Mujao, Movimento per l’unicità e il jihad in Africa occidentale. Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) ha il suo quartier generale a Timbuctù.

La mina è stata accesa dal Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad con la rivolta dell’inizio del 2012, i ribelli prima alleati poi spodestati dai
movimenti islamici sono scesi in campo per difendere i diritti dei “nomadi blu”.

Il primo gruppo a staccarsi è stato il potente Ansar Dine. Il suo leader è il tuareg Iyad Ag Ghali, convertito al salafismo. L’Aqmi, suo principale alleato, lo ha portato verso posizioni integraliste. Il Movimento per l’Unicità della Jihad nell’Africa Occidentale (Mjao) è la terza formazione contro cui oggi combattono l’esercito maliano e i francesi. È un gruppo dissidente nato da una costola dell’Aqmi.

“Qual è la differenza tra Aqmi e Mjao”, dice Michel Douti, un analista politico, “non sono tutti d’accordo nel voler imporre la legge islamica e la Sharia? È una questione di colore di pelle? I membri del Mjao sono costituti in maggioranza da persone che vivono in altri Paesi africani, soprattutto in Nigeria, Benin e Togo.”

Per molti, le ritirate dei jihadisti di fronte alle truppe regolari sono solo una tattica, gli scontri rischiano di protrarsi per anni.