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Pakistan: La 'lunga marcia' di Tahir ul-Quadri

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Pakistan: La 'lunga marcia' di Tahir ul-Quadri

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Clima sempre più incandescente in Pakistan dopo l’arresto del primo ministro Raja Pervez Ashraf, accusato dalla Corte Suprema di aver ricevuto tangenti da una compagnia turca per una fornitura di elettricità nel 2010, quando era ministro dell’Acqua e dell’Energia.

Contro la corruzione è gremita la piazza davanti al Parlamento di Islamabad chiamata a raccolta
dal leader religioso Tahir ul-Quadri.

Decine di migliaia le persone che hanno camminato per 38 ore da Lahore verso la capitale per chiedere lo scioglimento del parlamento nazionale e di quelli provinciali.

61 anni, il leader sufista con la doppia nazionalità, è rientrato solo un mese fa da Toronto dove ha vissuto dal 2006.

“Questa persona è sbucata dal nulla,” dice Harry Sultan, un analista politico. “Era totalmente sconosciuta ed è scesa nell’agone politico del Pakistan al momento opportuno. Gli analisti sono confusi. Qual è il suo vero scopo? Chi c‘è dietro di lui? Quali sono le sue motivazioni? E quali sono le conseguenze della protesta? Potrebbe essere finanziato da alcune potenze internazionali, non trovo altre spiegazioni.”

Manifesti ovunque e spot televisivi, la promozione di Tahir ul-Quadri è affidata ad una macchina molto ben organizzata. Ai suoi detrattori, il leader religioso replica di voler “soltanto mettere in campo una vera democrazia.”

Il Pakistan vive una fase molto delicata, il mandato quinquennale del governo, minato all’interno da corruzione e scandali, termina in marzo. Le elezioni generali sono previste a metà maggio. Tahir ul-Quadri dalla piazza aveva
inviato un ultimatum al governo perché
sciogliesse il Parlamento.

I manifestanti invocano una “rivoluzione pacifica” per rigenerare il Paese che ha bisogno prima del voto di una serie di riforme varate da un governo transitorio. Il governo è accusato di aver perso il controllo, le violenze dilagano nel Paese.

Nei giorni scorsi una serie di attentati ha avuto come epicentro Quetta, capoluogo della provincia del Baluchistan. Negli ultimi cinque anni 1.100 membri della comunità Hazara sciita sono morti in attacchi, condotti in prevalenza dai talebani sunniti.

I famigliari delle vittime si erano rifiutati di dare una sepoltura ai loro cari in segno di protesta.