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Ulster: una bandiera il pomo della discordia

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Ulster: una bandiera il pomo della discordia

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La Jack Union non sventolerà più tutti i giorni sopra il Comune di Belfast. Ma solo in alcuni giorni predefiniti.

Un affronto per gli unionisti di Belfast. Che, sembra, non attendevano altro per ridar fiato a rancori e divisioni mai superati.

A Belfast tutto è riniziato la notte del 3 dicembre.

Gli Unionisti protestanti, i pro-britannici, e i nazionalisti cattolici, favorevoli all’unione con l’Irlanda, ci hanno messo anni a digerire gli accordi del venerdì santo del 1998, grazie al quale si si sono normalizzati i rapporti tra la provincia ribelle e Londra.
Ci hanno messo almeno dieci anni a disarmare definitivamente i paramilitari dell’Ira.

Ma schemi e mentalità, così come le divisioni di campo, resistono.

La radicalizzazione del conflitto è degli anni Sessanta. La guerra civile inizia nel 1969, una conseguenza quasi inevitabile della divisione dell’isola all’inizio degli anni Venti del secolo scorso.

Anche sei i giovani di oggi, non hanno vissuto i periodi più critici, la violenza degli anni Settanta ha lasciato cicatrici profonde.

Una nuova generazione di militanti nazionalisti, che si definiscono dissidenti dell’Ira, si dice pronta a prendere nuovamente le armi.

Uno schiaffo al parlamento di Belfast e al suo governo che, dopo l’accordo del 1998, rispetta nella sua composizione la rappresentatività di tutti i maggiori partiti.

Dietro i nuovi disordini, si teme ci sia lo zampino di organizzazioni para-militari pro britanniche. Il voto sulla bandiera britannica sembra piû che altro un pretesto.

I realisti-protestanti di Belfast, in numero maggioritario all’epoca della divisione dell’isola, sono oggi per numero uguali agli unionisti-cattolici per ridare fuoco alle polveri.

L’Iralanda del Nord ha conosciuto 30 anni di di violenza fratricida, che ha fatto 3500 morti.