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Obama sul Fiscal Cliff: "Non piace a nessuno, ma è l'accordo migliore"

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Obama sul Fiscal Cliff: "Non piace a nessuno, ma è l'accordo migliore"

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“Nessuno lo voleva così, ma è il migliore per tutti”. Più di ogni altro è il commento di Barack Obama a riassumere il basso profilo dell’accordo sul Fiscal Cliff: compromesso bipartisan raggiunto col naso turato da democratici e repubblicani, come semplice alternativa al peggio. Priorità è insomma stata data alla temuta scure di aumenti e tagli da 600 miliardi di dollari. A scapito però di una soluzione d’insieme.

“Avrei preferito risolvere i problemi che affligono la nostra economia nel quadro di un accordo più ampio e comprensivo – ha detto Obama -. Un accordo che risolvesse la questione del nostro deficit in maniera equilibrata e responsabile e che non riguardasse esclusivamente le tasse, ma anche le spese federali. Il tutto con un approccio ponderato che ci consentisse di voltare pagina e dedicarci alla ripresa dell’economia. Ma per il momento, visti gli equilibri di questo Congresso, sarebbe stato chiedere troppo”.

Madre di tutti i problemi è la spaccatura fra maggioranza democratica al Senato e repubblicana alla Camera. Convivenza difficile e rapporti di forza, che l’entrata in carica domani del Congresso eletto a novembre non promette per di più di risolvere.

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(2) “Nessuno lo voleva così, ma è il migliore per tutti”. Più di ogni altro è il commento di Barack Obama a riassumere il basso profilo dell’accordo sul Fiscal Cliff: compromesso bipartisan raggiunto col naso turato da democratici e repubblicani, come semplice alternativa al peggio. Priorità è insomma stata data alla temuta scure di aumenti e tagli da seicento miliardi di dollari. A scapito però di una soluzione d’insieme. (24/24)

(26 sot Obama) “Avrei preferito risolvere i problemi che affligono la nostra economia nel quadro di un accordo più ampio e comprensivo – ha detto Obama -. Un accordo che risolvesse la questione del nostro deficit in maniera equilibrata e responsabile e che non riguardasse esclusivamente le tasse, ma anche le spese federali. Il tutto con un approccio ponderato che ci consentisse di voltare pagina e dedicarci alla ripresa dell’economia. Ma per il momento, visti gli equilibri di questo Congresso, sarebbe stato chiedere troppo”. (28/30)

(56) Madre di tutti i problemi è la spaccatura fra maggioranza democratica al Senato e repubblicana alla Camera. Convivenza difficile e rapporti di forza, che l’entrata in carica domani del Congresso eletto a novembre non promette per di più di risolvere.