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Freddo mortale nei campi profughi afghani

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Freddo mortale nei campi profughi afghani

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Freddo polare e neve seminano morte nei campi profughi afghani.

Almeno due le vittime tra i bambini a Kabul, dove convergono da tutto il paese migliaia di sfollati in fuga dalle violenze intestine e dalla povertà.

Servono aiuti immediati, dicono le Nazioni Unite, per far fronte all’emergenza di un inverno troppo rigido che, stando alle previsioni, può solo peggiorare.

“Abbiamo un sacco di problemi, la nevicata dell’altra notte ha distrutto la nostra casa di fango”, dice Haji Abdul Wahabi, arrivato a Kabul dalla provincia nord occidentale di Helmand, “i nostri figli vivono in tende di plastica, fa molto freddo e per questo si sono ammalati. La vita è dura qui ma almeno è un posto sicuro e non ci sono bombardamenti.”

Nei centri di accoglienza, l’agenzia Onu per i rifugiati distribuisce viveri, vestiti e coperte. C‘è l’acqua calda, ma servono stufe, carburanti e medicine per mezzo milione di sfollati e per evitare che, come l’anno scorso, muoia un centinaio di bambini.

L’inverno non lascia scampo neppure a chi cerca di emigrare: almeno dieci persone sono morte congelate la settimana scorsa al confine con il Pakistan.