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Siria in fiamme. Erdogan ai profughi: "La fine è vicina"

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Siria in fiamme. Erdogan ai profughi: "La fine è vicina"

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All’indomani dell’incontro fra Brahimi e Lavrov, “l’inferno” in Siria profetizzato da inviato di Onu e Lega Araba e Ministro degli esteri russo si concretizza in rinnovati scontri in tutto il paese.

Video amatoriali sembrano confermare violenti scambi di artiglieria fra carri armati lealisti e ribelli a Damasco e lungo l’arteria che conduce all’aeroporto della Capitale.

La battaglia infuria soprattutto a Homs, dove le forze di Bachar Al Assad hanno proseguito domenica la loro controffensiva in due nuovi quartieri.

Penetrate alla vigilia in quello di Deir Baalbeh, le forze regolari mostrano intanto alle telecamere l’arsenale che sostengono di aver sequestrato ai ribelli.

Accolto da salvatore, a fare coraggio ai siriani è intanto il premier turco Erdogan, che dal campo profughi di Akcakale, invita a non perdere la speranza di una fine del “dittatore Bahar Al Assad”, che dice sempre più prossima.

“Ogni parto è doloroso – ha detto Erdogan, accompagnato sul palco dal leader dell’opposizione siriana Moaz Al-Khatib -. E la Siria si prepara ora a uno storico parto: la rinascita del Paese, attraverso il passaggio del potere a tutto il popolo siriano”.

Stimati in oltre 200.000 i rifugiati in Turchia, Erdogan ha poi parlato di indefettibile appoggio di Ankara a tutti i siriani.