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Siria. Brahimi per una transizione politica

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Siria. Brahimi per una transizione politica

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Un cambiamento reale in Siria, con un governo di transizione che abbia i pieni poteri. È quanto propone l’inviato speciale delle Nazioni unite e della Lega araba Lakhdar Brahimi. Un processo che dovrebbe concludersi con nuove elezioni:

“Credo tutti concordino col fatto che il tempo non gioca a favore di nessuno e che, nella difficile situazione siriana, chiunque sia in grado di contribuire alla ricerca di una soluzione, non debba lesinare gli sforzi”.

Nella conferenza stampa tenuta a Damasco, prima di partire per il Libano, Brahimi non ha precisato quale dovrebbe essere, in questo quadro, la sorte di Bashar el Assad. Il regime ha appena inviato una delegazione al ministero degli esteri russo. Mosca ha smentito l’esistenza di un accordo con gli Stati uniti per una transizione politica fino alle elezioni del 2014.

Confermati, invece, almeno dal Consiglio nazionale siriano, i contatti in corso fra l’opposizione e i numi tutelari della Siria:

“Abbiamo avuto colloqui con Stati uniti, Nato, Russia e Cina – dice Khalid Saleh, del Cns – ma ciò non vuol dire che questi governi influenzino le nostre decisioni. La Coalizione nazionale è indipendente e si tiene stretta la propria indipendenza”.

Secondo i dati dell’Onu il conflitto, che dura da quasi 2 anni, ha provocato più di 45 mila morti e 2 milioni di sfollati, fuori e dentro il territorio siriano.