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La Cina dichiara guerra al traffico di minori, blitz in 9 province

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La Cina dichiara guerra al traffico di minori, blitz in 9 province

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89 bambini in salvo, 355 sospetti arrestati. Sono i numeri di una delle più vaste operazioni di polizia mai attuate in Cina per smantellare il traffico di minori.

I blitz arrivano dopo sei mesi di indagini e hanno avuto bisogno della collaborazione delle forze di polizia di 9 diverse province.

Il fenomeno è talmente vasto che ogni anno nel paese spariscono oltre 20.000 neonati.

“L’obiettivo di questa operazione – spiega Ancheng Liu, responsabile della sezione penale del ministero della Sicurezza Pubblica – è salvare tutti i bambini rapiti, arrestare tutte i sospetti e distruggere la rete criminale”.

I piccoli ritrovati vengono sottoposti all’esame del DNA. È l’unico modo per risalire ai loro genitori, grazie alla banca dati nazionale creata per la lotta al traffico di esseri umani. Nel frattempo, i minori vengono affidati agli orfanotrofi.

Quella appena conclusa, è la seconda operazione del 2012. A marzo, furono liberati altri 77 bimbi.

Le statistiche del governo cinese danno un’idea delle dimensioni di questo traffico: dall’aprile del 2009, la polizia ha smantellato 11.000 organizzazioni dedite al traffico di minori e salvato più di 54.000 vittime.

La vasta entità del fenomeno è dovuta, secondo gli esperti, alla politica del figlio unico. Introdotta nel 1979, ha impedito 400 milioni di nascite negli ultimi tre decenni e ha causato effetti collaterali, come la vendita di bambini dalle province povere a quelle ricche. Le autorità sanno chi alimenta questo traffico: le coppie sterili e benestanti.

“Collaboreranno con i servizi competenti – spiega Shiqu Chen, direttore dell’ufficio anti-tratta del ministero della Sicurezza Pubblica – per adottare misure volte a rafforzare la pena per chi compra i bambini rapiti, in modo da diminuire la domanda che ha fatto fiorire questo traffico”.

Shanmin Mo e la sua famiglia sono stati fortunati: il loro figlio è stato rapito molto piccolo, ma è stato ritrovato in un orfanotrofio grazie al test del DNA.

“Appena entrai nell’orfanotrofio, lo vidi seduto in un angolo – ricorda Shanmin Mo – Aveva il viso sporco. L’ho preso tra le mie braccia e ho pianto”.

Pechino in futuro potrebbe consentire la nascita di un secondo figlio alle coppie residenti nei centri urbani. Mentre nelle campagne le restrizioni sono già meno rigide.