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Mario Monti, il bilancio di un anno di governo

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Mario Monti, il bilancio di un anno di governo

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Novembre 2011. Sull’orlo del fallimento, l’Italia ricorre a un economista per formare un governo di tecnici. Mario Monti, ex commissario europeo al mercato interno e poi alla concorrenza, ha la missione di far diminuire gli interessi sul debito sovrano italiano.

La settimana precedente il tasso aveva sfiorato il 7 per cento per i titoli a dieci anni, la cifra che aveva spinto Portogallo, Irlanda e Grecia a chiedere il salvataggio. Finiscono tre anni e mezzo di governo Berlusconi.

Il 4 dicembre Monti annuncia il piano di rigore, stimato a 20 miliardi di euro fino al 2014. “Nel prendere questi provvedimenti abbiamo tenuto molto presente la necessità di creare al tempo stesso le condizioni per la crescita dell’Italia”, disse Monti.

Tagli di bilancio associati a un aumento delle imposte, in particolare sulle proprietà immobiliari. La riforma più difficile da definire è quella delle pensioni, che fa scoppiare in lacrime il ministro Fornero.

L’età minima passa da 65 a 66 anni per gli uomini e da 60 a 62 per le donne, a 66 nel 2018. Gli anni di contributi salgono da 40 a 42 oer gli uomini, 41 per le donne.

Anche il mercato del lavoro è stato riformato: per favorire le assunzioni, i contratti a tempo determinato costeranno di più. Modificato l’articolo 18, con la riduzione della flessibilità in entrata, controbilanciata da una maggiore flessibilità in uscita. Resi più facili i licenziamenti economici.

Una medicina amara che molti italiani non riescono a mandare giù, mentre il tasso di disoccupazione raggiunge un record per il Paese, l’11,1 per cento quest’ottobre.

L’Italia resta in recessione con cinque trimestri consecutivi di contrazione del pil. La popolarità del primo ministro è in calo, oggi solo il dieci per cento degli italiano voterebbe per Monti.

La sua candidatura alle elezioni è ancora incerta, per molti pare abbia rinunciato a correre per il Terzo polo.

Intanto Silvio Berlusconi torna in scena annunciando la sua candidatura e ritira il sostegno del PDL al governo. Ma secondo un recente sondaggio il 73 percento degli elettori non vuole un ritorno di Berlusconi.

Il suo partito si attesterebbe sotto il 14 per cento alle elezioni secondo questa rilevazione, il partito democratico al 30. Mentre Monti è sostenuto dai colleghi europei, innanzitutto dalla Germania.