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Strage di Newtown: dolore per i piccoli 'angeli'

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Strage di Newtown: dolore per i piccoli 'angeli'

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L’orrore è ancora qui, in questo angolo di paradiso perduto del Connecticut. Nella Sandy Hook Elementary School di Newtown si piange ancora sulla più terribile delle tragedie. I colpi di fucile del ventenne Adam Lanza che venerdì scorso hanno spezzato la vita di 20 bambini, tra i sei e i setti anni, hanno ferito gli Stati Uniti e attraversato il mondo intero.

Solo il suono del pianto ha fatto da sottofondo alle parole di Obama nell’auditorium di Newtown:
“Lasciate che i bambini vengano a me”, disse Gesù, “e non glielo impedite, perché il regno di Dio appartiene a chi è come loro”. Il presidente pronuncia uno per uno i nomi dei bambini.

Mentre si indaga sulle cause della strage nella scuola elementare, il Paese torna a interrogarsi sulla necessità di mettere in campo serie restrizioni al possesso di armi dei cittadini.

Nel tentativo di fermare il killer, sono morti anche sei tra maestre e impiegati come la preside Dawn Hocksprung, 47 anni e due figlie, la psicologa Mary Sherlach, 56 anni, e Victoria Soto, giovane insegnante di 27 anni che ha protetto i suoi 16 angeli, come li chiamava, facendoli nascondere negli armardi. Uditi gli spari, la preside non è scappata, ha acceso il megafono e ha dato l’allarme, con la psicologa è stata uccisa nel corridoio. Le altre vittime sono Lauren Russeau, Rachel Davino e Anne Marie Murphy.

Lo strazio senza fine dei genitori è tutto nelle parole di Robert Parker, papà della piccola Emilie: “La sua sola presenza era in grado di illuminare una stanza. Aveva sempre un pensiero gentile per tutti. Era una bambina incredibile e io sono fiero di essere suo padre.”

La cittadina si raccoglie nel dolore per tenere accesa la candela della memoria che resterà viva in chi è sopravvisuto. Come Sam, 6 anni: “C‘è stato un forte rumore – racconta – la maestra ha chiuso la porta a chiave. Siamo andati tutti in bagno.”

“Ho detto loro – racconta l’insegnate Kaitlin Roig – che li amavo tantissimo e che sarebbe andato tutto bene, ho pensato che sarebbero state le ultime parole che avrebbero ascoltato.”

Ora gli Stati Uniti devono far fede alla promessa di Obama: “Rendere il Paese degno del loro ricordo.”

L'amore USA per le armi

Jon Davies: Stefan Grobe, nostro corrispondente a Washington è appena tornato da Newtown. Stefan è una piccola cittadina. In che stato d’animo l’hai trovata?

Stefan Grobe: È stato terribile incontrare la gente, le famiglie delle vittime. Incontrare le persone che in quella comunità ci vivono e che adesso debbono andare avanti. È stato duro”.

Jon Davies: Come credi che il presidente Obama abbia trattato la vicenda?

Stefan Grobe: Credo cha abbia fatto un grande intervento l’altra sera. È stato, io credo, qualcosa al livello del discorso di Abramo Lincoln durante la guerra civile ed era proprio nel mezzo di un incontro politico a poche ore dalla sparatoria. Chiedamoci ora: come reagiranno gli americani a tutto questo? È interessante vedere che, negli ultimi 20 anni, hanno voluto una sempre maggiore liberalizzazione delle armi da fuoco. Nel 1990 otto americani su dieci erano in favore di un controllo delle armi. Nel 2010 erano appena quattro su dieci e chiedere una legge che regolamentasse il possesso di armi.

Jon Davies: “È un po’ difficile per gli europei, per persone che vivono sull’altra sponda dell’oceano Atlantico capire la relazione che un americano medio ha con le armi da fuoco. La domanda è sempre: di fronte a una tragedia come questa, e ce ne sono state parecchie altre, perché gli americani continuano a voler possedere armi?

Stefan Grobe: “Beh Jon, è qualcosa di profondamente radicato nella cultura americana, ed è una cosa sancita dal secondo emendamento della costituzione, risalente al 1791. La corte costituzionale ha ripetutamente difeso questo diritto affermando che protegge il diritto del cittadino a possedere un’arma come arma di difesa, entro determinati limiti legali e per un diritto sancito dalla legge a proteggere sé stessi e i propri beni in ogni casa.
Un altro dato interessante è che nel solo 2012 16 milioni di americani hanno fatto richiesta di un porto d’armi. È stato un record. Dopo ogni strage del genere c‘è la tendenza degli americani a correre all’armeria a comprare un’arma perché si sentono insicuri. Credo che questo sarà un tema di dibattito molto importante in questo paese e lo resterà per molti anni a venire probabilmente. Credo che Obama ne farà uno dei pilastri del suo secondo mandato presidenziale.