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Siria: l'avanzata degli insorti

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Siria: l'avanzata degli insorti

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L’Esercito Libero Siriano si sta rivelando vincente. Composto da decine di brigate, organizzate su base locale e anche piuttosto indipendenti tra loro, con nomi che si ispirano a personaggi della storia dell’Islam, ha continuato a guadagnare terreno e ad inglobare un numero sempre crescente di elementi del vecchio apparato militare che hanno abbandonato il fronte di Assad.

Nelle ultime settimane, i combattimenti si sono intensificati e hanno stretto d’assedio il cuore del potere, Damasco.

Il regime siriano può contare su aerei ed elicotteri per bombardare le postazioni dei ribelli. Questi, dal canto loro, hanno annunciato l’abbattimento di velivoli avversari, come nel caso documentato da questo loro video amatoriale.

Altre immagini, postate su internet dagli insorti, mostrano razzi sparati dall’aereoporto militare di Mezzeh, alla periferia della capitale.

Secondo la Nato e gli Stati Uniti, il regime ha lanciato missili Scud, armi di origine sovietica famose per essere state usate da Saddam Hussein durante la guerra del Golfo. Damasco ha smentito.

Scene filmate dai ribelli a Kafrbatna, nella provincia di Damasco, il 12 dicembre, mostrano l’uso di bombe incendiarie in zone abitate. Una circostanza che è stata rilanciata da Human Rights Watch e che si sarebbe verificata anche in altre località.

Sarebbero state ritrovate bombe a grappolo capaci di diffondere 48 munizioni su una superficie equivalente a un campo da calcio. Questi ordigni possono essere riempiti di napalm, di fosforo bianco o di altri agenti chimici. Il regime afferma che non intende usare armi non convenzionali contro il suo popolo. Ma la Siria non ha mai firmato la convenzione del 1980 che regola l’uso di bombe incendiarie.

Uno degli ultimi colpi subiti dal governo di Assad è l’autobomba che ha ucciso 16 persone, tra cui alcuni bambini, a Qatana. In questa città, 25 chilometri a sudovest di Damasco, abitano molti soldati e hanno sede diverse basi militari.

Le tattiche degli insorti si basano spesso su rapide incursioni seguite da ritiri. I loro attacchi colpiscono sia aree fedeli ad Assad, sia edifici dello Stato.

Il 12 dicembre un’autobomba e altri due ordigni sono esplosi davanti al ministero dell’interno a Kafar Sousah, un quartiere della capitale vicino alla linea del fronte che separa i ribelli dalle forze fedeli a Bashar Al Assad.

L’attacco è stato rivendicato da un gruppo integralista islamico.

Il giorno prima, la tv siriana mostrava il presidente mentre incontrava insagnanti di religione della provincia di Damasco. Una delle ultime apparizioni pubbliche di colui che, a novembre, dichiarava di voler restare in Siria fino alla fine.

“Non sono un burattino creato dall’Occidente e non andrò in Occidente o in altri Paesi. Sono siriano e devo vivere in Siria e morire in Siria.”

Dall’inizio del conflitto, nel marzo 2011, ad oggi le vittime sarebbero oltre 43 mila.

“Il conflitto e gli scontri in Siria si concentrano su Damasco”, commenta Paul McDowell di euronews, “Siamo di fronte all’ultima resistenza di Assad? Se sì, cosa succederà nella capitale? Ne parliamo con Christiane Amanpour, corrispondente internazionale della ABC”.

euronews
Assad ha parlato di combattere fino alla fine. Crede che lo farà davvero, fino a chiudere questo conflitto nel sangue?

Christiane Amanpour, corrispondente ABC
Non ci sono indicazioni che facciano pensare diversamente. Non ha accettato nessuna delle richieste di transizione e di dialogo con l’opposizione, e neppure la soluzione politica proposta dalla comunità internazionale. Così sembra che voglia davvero combattere fino in fondo ed è opinione diffusa che non sopravviverà. Ma nessuna indicazione reale fa pensare che siano le sue ultime cartucce. Fonti ufficiali con cui ho parlato, comprese quelle statunitensi, credono che non ci sia ancora nessun segnale di una fine imminente del regime, ma alla fine accadrà.

euronews
Se questo è vero, le potenze occidentali dovrebbero prepararsi e pensare a come agire politicamente, militarmente? C‘è la possibilità che si crei un vuoto?

Amanpour
Più l’Occidente e la comunità internazionale aspettano, più questa possibilità è reale, anche perché il vuoto è stato riempito da ogni sorta di gruppi ribelli, in particolare da molti gruppi jihadisti tra cui al Nousra, che la settimana scorsa gli Stati Uniti hanno definito organizzazione terroristica.
Ciò avviene perché non c‘è stato intervento internazionale, questi gruppi hanno occupato uno spazio che aveva un bisogno disperato di essere riempito. Sono disciplinati, hanno una missione, sono combattenti professionisti e arabi provenienti da tutta l’area, legati, anzi di fatto parte di al-Qaeda in Iraq. Uno sviluppo molto pericoloso, reso possibile dall’assenza di interventi a sostegno delle forze ribelli. La grande incognita è come tutto questo evolverà dopo Assad.

euronews
E quali sono i rischi per tutta la regione, non solo per la Siria e la tragedia per la popolazione. Cosa potrebbe accadere in quella zona?

Amanpour
Il vero problema è che gli Stati Uniti e l’Occidente non sono coinvolti. In altre parole, non hanno collegamenti reali con le persone che combattono. Ora vedremo cosa succederà con questo nuovo Consiglio di opposizione siriana. Cercano di lavorare insieme, ma possono effettivamente influenzare quello che succede sul campo? Questo a mio avviso è lo sviluppo più pericoloso. Quanto più a lungo permarrà questo vuoto, tanto minore sarà l’influenza di Stati Uniti e Occidente rispetto ai jihadisti, ai salafiti e ai terroristi in Siria.