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Gianmaria Testa, 20 anni di musica raccontando la poesia del quotidiano

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Gianmaria Testa, 20 anni di musica raccontando la poesia del quotidiano

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Festeggia i 20 anni di carriera il cantautore Gianmaria Testa. Classe 1958, era entrato in punta di piedi nel mondo della musica; nel 1993 vince il Festival di Recanati, che premia i nuovi talenti della canzone d’autore, nel 1995 pubblica in Francia, per l’etichetta Label Bleu il suo primo disco, “Montgolfières”.
 
Testa è attualmente in tour in Europa con l’ultimo album “Vitamia”. E l’imminente anniversario diventa l’occasione per tirare un bilancio: “Ho fatto fatica ad accettare l’idea di avere come lavoro questa cosa che non so definire, che è quella di scrivere canzoni e andarle a cantare in giro e fare concerti. – ha raccontato a euronews- La parte positiva, senza dubbio, del bilancio sono le persone che ho incontrato, che non avrei avuto modo di incontrare diversamente. Questa è la parte più positiva. L’altra parte positiva è il fatto di sapere che quello che fai poi finirà su un disco, in un concerto, responsabilizza, e quindi in qualche misura ti fa maturare”.
 
Una maturità che è evidente nell’ultima prova, in cui resta fedele alle tematiche della vita quotidiana, come le rivendicazioni di un operaio, l’amore di un padre per i figli, tutti argomenti vicini a un artista che ha diviso la sua carriere con il lavoro di capostazione a Cuneo fino al 2007.
 
“E’ un disco che effettivamente è po’ un diario, personale, ma condivisibile. – racconta Testa- C‘è quello che vedo, quello che vedevo. C‘è la canzone che parla degli operai che salgono sui tetti di una fabbrica, c‘è una lettera di licenziamento, c‘è una canzone che parla delle Leghe, un tentativo di spiegare a mio figlio più piccolo questa cosa della parola secessione”
 
Dopo oltre 2000 concerti tra Europa, Canada e Stati Uniti, tra cui quattro serate all’Olympia di Parigi, in cui aveva fatto il tutto esaurito, Gianmaria Testa non abbandona il senso comune delle cose. Ed è la coerenza artistica il principale valore che vorrebbe trasmettere.
 
“La cosa che spero tanto – dice – è che i miei figli quando penseranno al loro padre che cantava, non si vergognino mai di quello che, anche fra trent’anni, dovessero ascoltare. Questo, semplicemente, è quello che vorrei che lasciasse la mia musica”.