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Egitto: esercito impone il dialogo, giudici boicottano referendum

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Egitto: esercito impone il dialogo, giudici boicottano referendum

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Nell’Egitto spaccato tra laici e islamisti, ritorna centrale il ruolo dell’esercito.

Il generale al-Sissi, ministro della Difesa e capo supremo delle Forze Armate, ha lanciato un appello a tutti i partiti politici per un ‘Dialogo Nazionale’ che metta fine alle violenze. Un appello al quale hanno subito aderito il Presidente Mohamed Morsi e i Fratelli musulmani.

“L’opposizione non sarà soddisfatta fino a quando non costringerà il Presidente a dimettersi, e questo non accadrà – sostiene un esponente dei Fratelli musulmani – devono camminare sui nostri cadaveri. Lui è il legittimo Presidente”.

La tensione al Cairo è altissima in vista del referendum sulla nuova Costituzione. L’associazione dei magistrati diserterà le operazioni di voto. A causa di questo la consultazione potrebbe essere spalmata su due giorni: il 15 e il 22 dicembre.

Di fronte al divampare delle proteste, il Presidente ha attribuito all’esercito il potere di arrestare civili, decreto che rimarrà in vigore fino all’annuncio dei risultati del referendum.

“Chi è al potere non è democratico, hanno milizie e gruppi segreti che sparano sulle persone e contro gli oppositori – dice una giovane oppositrice del Presidente – È una rappresaglia che priva il presidente Morsi di legittimità. È stato eletto, ma questo non significa che possa delinquere impunemente”.

Nella capitale, malgrado le manifestazioni contrapposte di martedì, non si sono ripetuti i disordini che la scorsa settimana causarono 7 morti, in quello che è stato definito ‘il mercoledì di sangue’.

“Entrambi gli schieramenti impegnati in questo scontro politico hanno dato una prova di forza con manifestazioni oceaniche – conclude l’inviato di euronews al Cairo Mohammed Shaikhibrahim – I partiti cercano di dimostrare la legittimità del loro programma e della loro visione per il futuro dell’Egitto, ma l’ultima parola spetta alle urne”.