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Generalmente sono decine di migliaia al giorno i visitatori nella valle di Luxor. In questi tempi di crisi politica però, i turisti latitano in Egitto.
Migliaia le disdette dei tour operator. L’Egitto viene considerato non sicuro a causa della lotta fra sostenitori e oppositori del presidente Mohammed Morsi. Per i pochi coraggiosi è un’esperienza indimenticabile poter visitare i monumenti liberi dalla pressione della folla: “Egoisticamente è magnifico essere soli sui siti, ma dispiace pensare alle migliaia di posti di lavoro perduti”, dice una turista.
E come se non bastasse il Fondo monetario internazionale ha deciso di ritardare il prestito di quasi 5 miliardi di dollari a un paese che ha un disavanzo dell’11% sul pil.
Un disastro per chi di turismo ci vive: “C‘è un milione di persone a Luxor. Molti sono senza lavoro. Tutti qua vivono di turismo: i tassisti, io che lavoro con l’alabastro, e anche tutti quelli che operano in settori che hanno a che fare col turismo”.
La stella di Morsi sembra appannata. Non solo le proteste, ma anche il fatto che il presidente abbia bloccato l’applicazione di alcune tasse richieste dallo FMI ha provocato il congelamento del debito e adesso l’avvitamento verso il basso di Morsi rischia di trascinare con sé l’intero paese.

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