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L'esercito egiziano rompe il silenzio

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L'esercito egiziano rompe il silenzio

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In Egitto l’esercito torna a farsi sentire. In un messaggio letto da un portavoce su radio e tv, i militari hanno fatto sapere che non “tollereranno più violenze” e hanno invitato le forze politiche a “dialogare” per evitare la “catastrofe”.

L’esercito, che fino alla caduta di Hosni Mubarak ha espresso tutti i presidenti dell’Egitto, ha visto fortemente ridimensionati i suoi poteri con l’avvento di Mohammed Morsi. Tuttavia l’attuale presidente non ha mai toccato gli interessi economici dei militari, che valgono il 15% del PIL del Paese.

Ma il nuovo precipitare degli eventi rischia di mettere in pericolo lo status quo.

Mohammed Badie, leader dei Fratelli Musulmani, che hanno portato Morsi alla presidenza, ha riaffermato la necessità che il referendum sulla nuova Costituzione si tenga il 15 dicembre.

Nessun passo indietro dunque di fronte all’opposizione, che ha bocciato la Carta perché troppo influenzata dalla sharia, la legge islamica; e di fronte all’apertura di Morsi, che aveva parlato di un possibile posticipo della data del referendum.

Molti egiziani rimproverano al presidente una scarsa personalità e lo vedono come mero esecutore della volontà dei Fratelli Musulmani.