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Una bolla d'acqua dolce da donare alle isole assetate

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Una bolla d'acqua dolce da donare alle isole assetate

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Samuele Ambrosetti, Ignegnere D’Appolonia:
“Quello che vedete è un waterbag, ossia un contenitore flessibile in tessuto pvcizzato per il trasporto di acqua dolce, via mare. Serve per approvvigionare di acqua dolce e anche potabile tutte quelle comunità costiere e le isole che soffrono di una mancanza stagionale di acqua quindi per esempio durante il periodo estivo”.

Siamo a Creta. In quest’isola il consorzio del progetto Refresh ha deciso di testare il prototipo del suo waterbag. Una tecnologia non inedita ma riformulata con approcci innovativi.

Gianfranco Germani, Manager di Ziplast:
“Per questo speciale progetto è stato necessario produrre una particolarissima chiusura lampo che unisse una sufficiente resistenza all’attrazione laterale alla proprietà di impermeabilità e di tenuta alla pressione idraulica che si sarebbe sviluppata all’interno del waterbag”.

La chiusura lampo è uno degli elementi chiave di questo waterbag di nuova generazione. Il contenitore è composto da diversi scomparti cosa che consente di modulare a richiesta la sua capacità. Le diverse parti del waterbag sono inoltre concepite in modo che la struttura navighi in modo compatto.

Samuele Ambrosetti:
“Il prototipo che vedete qui è su scala media. Nel senso che contiene 200 metri cubi d’acqua che è già una quantità considerevole. Ma noi stimiamo che per l’ applicazione commerciale sia necessario scalarlo di 10 volte, quindi sui 2000 metri cubi d’acqua”.

Uno stoccaccio cosi’ col relativo trasporto di queste quantità di acqua dolce ha un impatto economico non alto.

Il waterbag è dotato di captori per sorvegliare le deformazioni del container durante la fase di traino. I test effettuati a Creta sono stati favorevoli. Una volta svuotato il modo è agevole da disinfettare e trasportare.

Gianfranco Germani Manager Ziplast:
“L’operazione finale dello smontaggio del waterbag si è dimostrata particolarmente semplice tramite l’automatico disancoramento dei dentini. Cioè rimuovendo un dispositivo di bloccaggio che era piazzato al centro della chiusura lampo, la chiusura per effetto della stessa pressione interna si è completamente aperta senza intervento umano”.