ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Ines e gli altri. Quando a pagare per la guerra sono i bambini

Lettura in corso:

Ines e gli altri. Quando a pagare per la guerra sono i bambini

Dimensioni di testo Aa Aa

Guerra, freddo e mancanza di fondi. Questo il micidiale cocktail, costato la vita lunedì a tre bambini siriani: ultimi di una lunga serie di rifugiati, che Save the Children teme si allunghi con i rigori invernali.

Con le prime nevi e la colonnina di mercurio sotto lo zero, dicono i suoi operatori sul campo, il rischio è che a pagare siano soprattutto i più piccoli. A Zaatari, in Giordania, sono oltre la metà degli oltre 40.000 ospiti del campo.

Di campi, invece, in Libano non ce ne sono. Qui i 127.000 profughi siriani hanno dovuto accontentarsi di sistemazioni di fortuna.

Ad Ahmed non restano che i cinque figli. A più riprese arrestato in patria, è per garantir loro un futuro che si è dato alla fuga. Da un anno, ha trovato rifugio in una stalla in disuso nel nord del Libano.

“E’ da un mese – racconta – che mio figlio mi chiede delle pantofole nuove per scaldarsi. Di soldi per comprargliene però non ne ho. E così porta sempre le stesse”.

Altro scenario, ma stesso disagio, per Nadia e i suoi quattro bambini. Incinta quando le bombe hanno centrato l’abitazione dei suoi vicini, ha portato figli e pancione in un palazzo in costruzione nel nord del Libano. Il terrore dei raid aerei è ormai alle spalle, ma dopo il parto, la paura ha lasciato il campo agli stenti.

“Il freddo e la fame ci rendono la vita difficile – racconta – non abbiamo di che coprirci e il timore è adesso l’inverno alle porte”.

Si scruta il termometro anche in questa bidonville nella valle della Bekaa.

Ines e i suoi fratellini si sono fermati qui con la madre, a 50 chilometri appena dalla Siria da cui fuggivano. La tenda che in estate li proteggeva da sole e vento, ora non basta più.

“Abbiamo sempre freddo – racconta Ines, 8 anni -. Ci mettiamo tutti intorno alla stufa, ma soprattutto ai miei fratellini non basta. Con tutto il fango che c‘è, è difficile anche solo andare a comprare il pane”.

Corsa contro il tempo è soprattutto quella per tenere il passo con il flusso di profughi alimentato dalle violenze in Siria. Di oltre 150 milioni di euro, il fabbisogno stimato dall’Agenzia Onu per i Rifugiati, soltanto per passare l’inverno.