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Autonomia energetica sulle Alpi francesi


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Autonomia energetica sulle Alpi francesi

Un triciclo affronta la salita sulle Alpi francesi, a oltre 50 chilometri all’ora, ha un’autonomia di 270 chilometri.

“Questa tecnologia consiste nella scarica lenta di una batteria in un’altra per avere il massimo d’autonomia”, spiega il suo inventore, Fabrice André. “C‘è anche un’assistenza per la pedaliera”.

Fabrice André è ingegnere di formazione e inventore nell’animo. Lo abbiamo incontrato a 2000 metri d’altitudine, sull’Alpe d’Huez. Anche la sua abitazione è fuori dal comune.

“Ho voluto costruire una casa in mezzo al nulla e provare che posso vivere in autonomia energetica”, racconta André. “L’autonomia energetica non è stata ottenuta solo sul piano elettrico, ma anche del riscaldamento, in giardino e nell’orto. E ora anche per quanto riguarda gli spostamenti”.

Le sue invenzioni gli permettono dunque di vivere in completa autonomia. Le parole chiave sono indipendenza e confort. La casa è fatta di legno piallato su tre facce.

“Bisogna sapere che 20 centimetri di spessore di legno massiccio equivalgono a due metri di lana di vetro in termini di isolamento”, spiega l’inventore. “E’ una casa che più invecchia, più diventa impermeabile. E’ il peso che determina l’impermeabilità e il legame tra le travi”.

All’esterno Fabrice André ha collocato anche una turbina eolica a geometria variabile e ad asse verticale.

“Ecco l’accelerazione. Il vento arriva e la turbina chiude la velatura”, mostra André. “Ora il vento s’indebolisce e si apre completamente. E’ quasi indistruttibile poiché con un gran vento diventa un cilindro”.

Producendo energia si tengono sotto controllo le emissioni.

“Lo chalet è dotato di un bacino di fitodepurazione”, spiega il proprietario dello chalet. “Raccogliamo le acque utilizzate, le acque grigie della casa. Poi le riossigeniamo prima di rilasciarle nell’ambiente naturale. Qui si vede un’alga, l’elodea canadensis, che completa il lavoro di ossigenazione”.

C‘è anche un tracciatore solare. “Lo specchio permette di riflettere il sole sulla parte nord della casa e di far sciogliere la neve senza dover prendere la pala, solo grazie al sole”, dice André.

E quando non c‘è più sole, né vento, restano sempre i rifiuti. Qui tutto finisce nella caldaia, anche la plastica, senza inquinare. Ovviamente occorre una caldaia speciale.

“Quando si oltrepassa la soglia dei 1600 gradi si possono inserire oggetti sensibili, come la plastica, il polistirolo, che sono particolarmente inquinanti”, spiega André, “perché è la temperatura che permette di distruggere le molecole indesiderabili”.

Aspettando i primi turisti della stagione invernale, Fabrice ha collocato sul tavolo del salotto tutte le sue invenzioni.

“La corrente passa attraverso l’aria ed è recuperata da queste due lampadine. Si crea un principio tensioattivo nei due generatori. Uno serve da emettitore, l’altro da ricettore. Ci accorgiamo che tra i due si pompano gli elettroni che sono nell’ambiente e che sono nel vuoto. Tra la terra e l’infinito ci sono certamente più risorse che tra i nostri piedi e il centro della terra. Per ora ne conosciamo solo una parte”.

“Ora vediamo in azione dell’energia libera, non si tratta più di rinnovabili. Si tratta di procedimenti che ci permettono di rispondere ai nostri piccoli bisogni. Ossia 2 kilowatt al giorno. Se sappiamo equilibrare le cariche e immagazzinare energia risponderemo esattamente ai bisogni dello chalet”.

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