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Aperto a Parigi il processo ai membri dell'Arche de Zoè

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Aperto a Parigi il processo ai membri dell'Arche de Zoè

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Si è aperto a Parigi il processo ai membri dell’organizzazione caritativa Arche de Zoè accusati di aver tentato di sequestrare diversi bambini originari del Ciad destinati all’adozione.
I fatti rimontano al 2007 e le 6 persone sotto accusa rischiano fino a 10 anni di prigione per “truffa, esercizio illegale della professione d’intermediario per le adozioni e aiuto al soggiorno illegale di minori stranieri”.

L’Arche de Zoè prometteva a coppie francesi l’adozione di orfani provenienti dalla provincia sudane del Darfur.
In realtà i bambini presi in consegna in cambio di soldi offerti ai capivillaggio spesso non erano orfani e provenivano dal Ciad.
Il capo dell’Arche de Zoè Eric Breteau e i suoi 5 accoliti erano stati arrestati proprio in Ciad mentre tentavano di portare illegalmente in Francia 106 bambini. Condannati a otto anni di lavori forzati da un tribunale di N’djamena erano stati poi graziati nel 2008 dal presidente del Ciad.
L’Arche de Zoè avrebbe fabbricato falsi certificati di nascita in cui i bambini venivano fatti passare per vittime del conflitto in Darfur e delle milizie janjawid.
“Abbiamo appreso le accuse dalla tv. Ognuno di noi aveva compiti ben precisi compartimentati. Non conoscevamo il lavoro degli altri” aveva dichiarato uno degli accusati intervistato dall’emittente francese France2.

Eric Bretau e la sua compagna Emile Lelouch vengono processati in contumacia. Si sono infatti installati in Sudafrica da dove hanno fatto sapere di non volersi muovere.