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Una stampa più responsabile: la lezione dell'inchiesta Leveson

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Una stampa più responsabile: la lezione dell'inchiesta Leveson

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Sally Dowler, madre di Milly Dowler: “L’ho chiamata al cellulare, è scattata subito la segreteria telefonica, e ho sentito la sua voce. Ho pensato che avesse risposto, mi sono detta: è viva, sta rispondendo!”.

La notizia che il News of the World di Rupert Murdoch aveva intercettato il cellulare di una studentessa scomparsa, dando false speranze ai genitori della ragazza, ha suscitato un’ondata di sdegno in Gran Bretagna. E’ per porre un argine a queste pratiche illecite che è iniziata l’inchiesta guidata dal giudice Brian Leveson.

Laconiche le scuse di Murdoch, quando lo scandalo è venuto alla luce: “Come fondatore ed editore, sono stato sconvolto nell’apprendere cos’era accaduto. Mi sono scusato e non ho altro da aggiungere”.

Una difesa che non è bastata a salvare il tabloid dalla chiusura, avvenuta nel luglio 2011.

Nell’ultimo anno, davanti alla Commissione Leveson, sono sfilati diversi personaggi famosi, dall’attore Hugh Grant alla cantante Charlotte Church. Molti hanno dato testimoninaza delle intrusioni subite nelle loro vite private da parte di un giornalismo aggressivo come quello praticato da News of the World.

I genitori di Madeleine McCann hanno raccontato come il tabloid avesse messo le mani su un diario privato. Kate McCann: “Hanno violato la mia intimità. Avevo scritto quei pensieri nel momento più disperato della mia vita”.

L’inchiesta ha anche messo in luce l’imprudente vicinanza agli organi di stampa di esponenti politici di primissimo piano come il premier David Cameron, di cui è nota l’amicizia con l’ex direttrice di News International, Rebekah Brooks.

Il giudice Leveson raccomanda la creazione di un’autorità indipendente di controllo sulla stampa.

Nick Robinson, BBC, non teme una legge bavaglio: “Non ci sarà alcuna censura di stato, è fuori discussione, non c‘è un solo politico in Gran Bretagna che invochi la censura o che sia favorevole a un’attività di regolamentazione da parte del governo. La domanda è: se c‘è un’autorità di controllo, come quella che già esiste, deve essere riconosciuta per legge?”.

Bob Satchwell, della Società degli editori, ritiene che vada tutelata la funzine primaria della stampa: “E’ in gioco la possibilità per la stampa di continuare a diffondere quelle informazioni che aiutano a proteggere la nostra libertà di cittadini: penso alla lotta contro le ingiustizie e alla difesa della gente comune”.

Molti sono però convinti che il problema non sarà mai risolto, senza importanti riforme alla legge che regola la proprietà dei media.