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Francia-Mittal: braccio d'acciaio

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Francia-Mittal: braccio d'acciaio

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Domanda in calo, debiti in aumento impianti sovradimensionati in tutta Europa, ArcelorMittal, il numero uno della siderurgia mondiale, non riesce a trovare una via d’uscita dalla crisi. Almeno in Francia. Dove è lo stesso governo a proporre una soluzione, avanzando l’ipotesi di nazionalizzazione temporanea.
Che però sta stretta alla famiglia Mittal.

Ma vediamo nel dettaglio cosa è accaduto nelle ultime settimane.

Lo scorso 1 ottobre, ArcelorMittal annuncia la sua intenzione di chiudere gli altoforni degli impianti di Florange, in Lorena.

650 i posti di lavoro a rischio a partire dal prossimo sabato, se non sarà trovato un compromesso.

Lo Stato propone due acquirenti disposti a rilevare l’intero impianto e non solo gli altoforni della Lorena.

Colosso mondiale, Arcelor Mittal produce 86 milioni di tonnellate d’acciaio all’anno.

La cifra d’affari del gruppo è pari a 73 miliardi di euro, i debiti sfiorano i 18 miliardi.

Nel terzo trimestre di quest’anno il gruppo registra una perdita di 547 milioni di euro, oltre 300 legati al sito francese.

Parigi accusa il gruppo di non rispettare gli accordi sottoscritti al momento dell’acquisizione e di dover allo stato francese 1,3 miliardi di euro.

Il gruppo a sua difesa ricorda la congiuntura economica negativa che ha fatto crollare la domanda d’acciaio in Europa.

A pesare negativamente sulle casse di Mittal, tasse e costo del lavoro in Francia.

Parigi di una nazionalizzazione temporanea dell’impianto, con l’aiuto di un partner industriale disposto ad acquisire una partecipazione minoritaria del sito. Ipotesi che potrebbe rivelarsi molto onerosa per le casse statali francesi, ma contemplata dalla Costituzione.

Alcuni analisti ritengono che lo stato francese voglia nazionalizzare per poi rivendere, intervenendo così in favore di un concorrente.

Nel 2004 si spinse fino a questo punto l’allora ministro all’Economia Sarkozy, senza infrangere le regole comunitarie per salvare la società Almostom.