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L'Egitto tra nuovi poteri e vecchie paure

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L'Egitto tra nuovi poteri e vecchie paure

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Morsi come Mubarak, piazza Tahrir di nuovo mobilitata.

Il luogo simbolo della rivoluzione egiziana ritma la collera per un decreto che rafforza autonomia e prerogative del suo neo presidente.

“Il popolo egiziano non può accettare che il presidente controlli i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario”, dice un manifestante, “il che significa che merita tutto quel che sta succedendo”.

“Sono decisioni emesse da un dittatore, persino Mubarak non ha fatto così quando era al potere”, dice un altro egiziano, “questa Dichiarazione costituzionale è una palese violazione della giustizia”.

Le misure annunciate arroventano il paese anche nel venerdì della preghiera, con gli scontri tra favorevoli e contrari, il rogo di alcune sedi dei Fratelli musulmani, le promesse deluse, i feriti a decine.

Mohamed Morsi, che l’opposizione chiama già il nuovo faraone, parla ai suoi dal palazzo presidenziale: “L’Egitto è sulla via della democrazia, lavoriamo insieme per salvarlo”.

“Non userò le leggi per imbavagliare l’opposizione”, rassicura e difende il suo operato: “né vendetta né regolamento di conti”, ha detto, soprattutto in merito alla rimozione del procuratore generale che mandò assolti gli imputati per i morti di piazza Tahrir.