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Egitto, Morsi il "faraone" preoccupa gli osservatori

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Egitto, Morsi il "faraone" preoccupa gli osservatori

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Da presidente dell’Egitto a “nuovo faraone”. La parabola di Mohammed Morsi preoccupa l’opposizione liberale e gli osservatori internazionali, che non vedono di buon occhio tanto potere concentrato nelle mani di un solo uomo.

Galvanizzato dal successo della mediazione tra Hamas e Israele, Morsi non ha perso tempo, nemmeno un giorno. Innanzitutto ha dato il benservito al procuratore generale, da molti considerato un sopravvissuto dell’era Mubarak. Ma a suscitare sorpresa e timore sono state soprattutto le decisioni che riguardano l’assemblea costituente.

Quest’ultima avrà due mesi di tempo supplementari per approvare la bozza della nuova legge fondamentale. E in quei due mesi, Morsi continuerà ad avere pieni poteri, senza che nessuno possa contestare le sue decisioni. Inoltre, il testo a cui lavora l’assemblea, composta al 70% da politici di ispirazione islamica, solleva non poche perplessità, in tema di diritti delle donne, delle minoranze e della libertà di espressione. I liberali si sono ritirati dalla commissione in segno di protesta.

Amr Moussa, ex numero uno della Lega Araba: “Nell’assemblea costituente è proibito discutere gli articoli della costituzione. Il testo finale deve essere deciso alla presenza di tutti e i cittadini devono esserne informati attraverso la messa in onda televisiva di sessioni pubbliche. Ma, negli ultimi giorni, queste sessioni si sono svolte a porte chiuse e i cittadini non possono accorgersi delle enormi differenze su temi che riguardano tutta la società”.

Morsi è sostenuto e incoraggiato dalla fratellanza musulmana che lo ha portato al potere e che reclama, come ha già fatto in una manifestazione al Cairo ai primi di novembre, l’instaurazione della legge islamica nella costituzione. Alle opposizioni resta uno stretto margine di manovra.

Il presidente ha respinto per decreto una quarantina di ricorsi che contestavano la legittimità dell’assemblea costituente. E ha tentato di garantirsi sostegno anche al di fuori dell’ambito islamico, promettendo la riapertura delle indagini sulle uccisioni dei manifestanti di Piazza Tahrir.

Nonostante gli attivisti siano sul piede di guerra, il “faraone” potrebbe contare su un atteggiamento benevolo da parte di Washington. Con la tregua di Gaza, ha interrotto una crisi che preoccupava, non poco, anche l’amministrazione Obama.