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Egitto diviso e arroventato dal decreto Morsi

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Egitto diviso e arroventato dal decreto Morsi

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Il decreto che amplia i poteri del presidente Morsi semina violenza e proteste in tutto l’Egitto.

Dopo la preghiera del venerdì, i tafferugli tra favorevoli e contrari, i feriti, il rogo di alcune sedi dei Fratelli musulmani.

“Ci hanno promesso libertà e giustizia”, gridano i manifestanti, “ci mostrano solo la loro codardia”.

“Queste decisioni non sono ben ragionate”, dice uno di loro, Phillip Youssef, “Non credo che il presidente abbia pensato al bene dell’Egitto quando le ha prese. Il suo unico obiettivo era ottenere il pieno controllo del paese”.

Morsi è “un nuovo faraone, ancora peggio di Mubarak”, denunciano i leader dell’opposizione, contrari alla dichiarazione costituzionale
che rafforza autonomia e prerogative del presidente, soprattutto rispetto alla magistratura.

Davanti ai suoi, riuniti di fronte al palazzo presidenziale, l’appello di Mohamed Morsi: “L’Egitto è sulla via della democrazia, lavoriamo insieme per salvarlo”.

“Non userò le leggi per imbavagliare l’opposizione”, rassicura e difende il suo operato: “né vendetta né regolamento di conti”, ha detto soprattutto in merito alla rimozione del procuratore generale che mandò assolti gli imputati per le violenze in Piazza Tahrir.