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Gaza: chi vince e chi perde?

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Gaza: chi vince e chi perde?

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Siglata la tregua, ognuno cerca di attribuirsi la vittoria. Hamas ha festeggiato la notte scorsa, sostenendo che tutte le sue richieste sono state accolte, nonostante l’enorme costo in termini di vite umane e i danni al suo arsenale e alle infrastrutture.

Il movimento islamico di resistenza si vede in qualche modo legittimato a livello internazionale. Dal Cairo, il leader di Hamas, Khaled Meshaal, ha affermato che Israele incassa una grande sconfitta, perché costretto a sottostare alle condizioni della resistenza.

Lo scrittore israeliano Uri Avnery, fondatore del movimento pacifista Gush Shalom, a Euronews ha detto che il cessate il fuoco ha accresciuto la considerazione di Hamas nel mondo arabo.

“Hamas era boicottato dalla comunità internazionale, dal mondo arabo e ora capi di Stato visitano la Striscia di Gaza per la prima volta”, dice Avnery. “In questo momento Hamas è l’eroe dell’intero popolo arabo”.

Ma Israele insiste che l’operazione “pilastro di difesa” abbia raggiunto i suoi risultati. Il ministro Ehud Barack sostiene che Hamas abbia ricevuto un grave colpo. Lo Stato ebraico ha inoltre collaborato con il mediatore egiziano.

Probabilmente il vincitore dal lato israeliano è stato lo scudo antimissilistico Iron Dome che ha funzionato nell’84 per cento dei casi. Ancora una volta la leadership israeliana si ritrova stretta tra le richieste di politica interna e l’opinione pubblica internazionale.

“Non è un caso che questa guerra sia cominciata due-tre mesi prima delle elezioni”, afferma Avnery. “Quella precedente era iniziata qualche settimana prima delle elezioni”.

Quanto a Mahmoud Abbas, nonostante le visite di alto profilo ricevute da Tony Blair e Hillary Clinton, il presidente palestinese viene offuscato dalla crescente credibilità di Hamas nel mondo arabo.

La comunità internazionale ha riconosciuto il merito per questo cessate il fuoco al presidente egiziano Mohammed Morsi, che con la sua mediazione, si è rivelato un attore chiave per gli equilibri regionali.

Ne abbiamo parlato con Hasni Abidi, Direttore del Centro di Ricerche e di studi sul mondo arabo e mediterraneo a Ginevra.

Fawzi Sadallah, euronews:
Lei è un politologo, esperto del mondo arabo e dirige il Centro di Ricerche e di studi sul mondo arabo e meditterraneo a Ginevra. Israele ha firmato ieri una tregua con i palestinesi dopo una settimana di violenti scontri. Chi vince e chi perde con questo cessate il fuoco?

Hasni Abidi:
È certamente Hamas il vincitore, è diventato più forte di prima sia sul piano militare che diplomatico. Si è imposto da subito come un partner importante per i negoziati. Si può dire allo stesso modo che il governo egiziano, e il presidente Mohamed Morsi, a dispetto delle tante difficoltà interne, è riuscito a dimostrare al mondo intero che gioca un ruolo fondamentale nel conflitto arabo-israeliano.
Non credo che il Primo ministro israeliano Netanyahu ne esca vincitore poiché non ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissato. Il grande perdente è Mahmoud Abbas che è restato ai margini, lontano più di prima dalle tre parti del conflitto: Israele, Hamas e l’Autorità egiziana.

euronews:
Cosa replica a quelli che sostengono che la posizione egiziana non è cambiata se non nella comunicazione?

Abidi:
È vero che la posizione dell’Egitto non è cambiata sul piano politico ma la novità è la visita a Gaza del presidente, una cosa inimmaginabile all’epoca del presidente Hosni Moubarak.
Sul piano diplomatico, Morsi è perfettamente consapevole di non avere le capacità sul piano politico e militare per spingersi oltre, rispetto a quello che ha fatto, o per entrare in conflitto con Israele o con gli Stati Uniti, tanto più adesso che l’Egitto sta portando avanti negoziati importanti con l’America e le istituzioni monetarie internazionali.

euronews:
Questa tregua ha delle possibilità di trasformarsi in una piattaforma che porterà a dei seri negoziati per la pace?

Abidi:
Questa domanda va al cuore del conflitto israelo-palestinese. Sfortunatamente, la tregua non è la pace. L’Occidente, quando si è mobilitato per andare in soccorso di Israele e anche dei civili a Gaza, ha dimenticato che il fulcro del problema è il conflitto israelo-palestinese e che esiste un partner importate di questo conflitto ossia l’Autorità palestinese la cui azione, basata su approccio giuridico e pacifico con le Nazioni Unite, si è risolta in un fallimento, non è riuscita a farsi ascoltare né dalla comunità internazionale né dagli Stati Uniti.

euronews:
Secondo lei quali sono le ripercussioni della crisi siriana e delle tensioni tra l’Iran e l’Occidente sul programma nucleare di Teheran e sul ​​futuro della tregua tra israeliani e palestinesi?

Abidi:
Il fatto che l’Iran abbia riconosciuto
di aver armato i combattenti di Gaza, direttamente o indirettamente per il tramite di Hezbollah, dimostra che ci troviamo di fronte a un messaggio agli Stati Uniti. Un messaggio che dice: ‘Se oggi hai dei problemi con Hamas, come ti comporterai con l’Iran nel caso di un attacco?’ Pertanto, sul piano internazionali e regionale, Damasco e Teheran hanno beneficiato dalle tensioni a Gaza.