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Dall'Egitto alla Turchia, Israele perde alleati

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Dall'Egitto alla Turchia, Israele perde alleati

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Gennaio 2009. Ancora Gaza. L’offensiva militare israeliana, chiamata “Piombo fuso”, cominciata a dicembre, provoca la morte di 1400 palestinesi e di 13 israeliani. L’esercito interviene anche via terra.

Quattro anni dopo, Israele resta una potenza militare, ma i suoi margini di manovra diplomatici si sono notevolmente ridotti. Dopo la primavera araba, il paesaggio geopolitico della regione è decisamente mutato. In Egitto Hosni Mubarak, alleato di Israele, ha lasciato il posto a Mohamed Morsi, esponente del partito Libertà e Giustizia, piattaforma politica dei Fratelli Musulmani.

Il presidente egiziano ha preso già le distanze dal suo predecessore inviando il suo primo ministro, Hisham Kandil, a manifestare sostegno a Hamas, a Gaza, il 16 novembre scorso. L’Egitto è un attore fondamentale per l’equilibrio politico e militare della regione, perché può controllare il flusso di armi lungo la frontiera con Gaza.

Il cessate il fuoco tra Israele e Gaza dipende dalla volontà del Cairo, che potrebbe decidere di spalancare la frontiera e accrescere la pressione su Israele e Stati Uniti.

Altro segnale dei nuovi rapporti, la storica visita dell’emiro del Qatar a Gaza, alla vigilia dell’escalation. Hamad bin Khalifa al-Thani, giunto per inaugurare progetti di ricostruzione dal valore di 250 milioni di dollari, ha spezzato l’isolamento di Hamas. E’ la prima visita di un capo di Stato nella striscia di Gaza dal 2007, da quando è controllata dal movimento islamico di resistenza.

Infine, la Turchia ha preso le distanze da Israele e lo ha definito “Stato terrorista”, per gli attacchi contro i palestinesi. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, davanti al parlamento, ha affermato che lo Stato ebraico ignora la pace nella regione e calpesta il diritto internazionale.

“Ancora una volta, prima delle elezioni in Israele, Gaza è diventata un bersaglio”, ha detto Erdogan. “Civili innocenti, bambini innocenti sono stati brutalmente uccisi, sulla base di argomenti insoddisfacenti e fittizi. Se si considerano questi attacchi illegittimi e illegali come autodifesa, allora si incoraggia Israele a compiere altri massacri”.

Israele e Turchia avevano siglato un’alleanza militare nel 1996, ma le relazioni bilaterali si sono deteriorate nel 2010, a causa dell’assalto di Israele alla nave turca con a bordo aiuti umanitari per Gaza.

Abbiamo parlato con Ahmad oleiba, ricercatore e analista del quotidiano egiziano Al-Ahram.

Riad Muasses, euronews:
Tra l’Operazione “Piombo fuso” e l’operazione “Colonna di fumo” sono passati quattro anni, durante i quali il Medio Oriente ha vissuto grandi cambiamenti sul piano politico e strategico in seguito alla primavera araba. Crede che abbia avuto delle ripercussioni sul conflitto israelo-palestinese e su Hamas in particolare?

Ahmed Oleiba:
Sicuramente la primavera araba ha avuto un impatto su Hamas e sulla questione palestinese nel suo insieme. Occorre dire anche che il conflitto è tornato di nuovo a essere un conflitto arabo-israeliano e non un conflitto israelo-palestinese. Se c‘è stato un cambiamento, è da registrare in Egitto: questo Paese è diventato centrale nella gestione dei negoziati tra le due parti e per i contatti internazionali tra il Cairo e le altre capitali del mondo.
C‘è stato sicuramente un ritorno del ruolo attivo dell’Egitto in questa questione. Ma c‘è stato anche un cambiamento delle alleanze. Hamas ha tagliato le relazioni politiche con la Siria, ha perso l’appoggio del regime siriano di Bashar Al Assad, dopo aver preso posizione a favore della rivoluzione siriana. Inoltre, ci sono tensioni nelle relazioni tra Hamas e l’Iran.

euronews:
Lei è arrivato nella Striscia di Gaza ed è con la delegazione egiziana. Crede che Israele puntasse ad altri obiettivi, rispondendo ai lanci di razzi palestinesi?

Oleiba:
Sì, immagino che Israele cerchi di inviare dei messaggi alle parti esterne, compresi i Paesi della primavera araba. Israele vuole testare la reazione egiziana e vuole comprendere se la nuova amministrazione egiziana, al livello politico e della sicurezza, possa influenzare le sue relazioni con Israele, relazioni stabilite oltre trent’anni fa con il trattato di Camp David. O se le relazioni tra l’Egitto e Hamas sono utilizzate in modo tattico dall’Egitto nel senso che favorisce i propri interessi politici agendo in modo pragmatico.

euronews:
Secondo questi contatti nel mondo arabo e a livello internazionale, c‘è la possibilità di una soluzione politica o di una tregua a lungo termine, in attesa di una soluzione duratura al conflitto israelo-palestinese?

Oleiba:
Questa domanda l’ho posta ai dirigenti palestinesi di Hamas durante il mio viaggio nella Striscia di Gaza, e forse la popolazione palestinese stessa è favorevole all’idea di “testare le intenzioni delle due parti in un primo tempo” e che “ogni cosa avrà un prezzo”.
Per quanto riguarda il processo verso la tregua, i dirigenti delle fazioni palestinesi evocano un ritorno alle frontiere del 1967 e quando ho chiesto, “questo riguarda Gerusalemme-Est”, mi è stato risposto “tutta Gerusalemme”, est e ovest, ed è per questo che pensiamo che questa proposta attualmente sia praticamente impossibile e non sarà mai accettata.