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Fischi, premi e provocazioni. Sipario sul Festival di Roma

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Fischi, premi e provocazioni. Sipario sul Festival di Roma

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La vittoria di Larry Clark mette la parola fine al Festival di Roma.

Controverso come suo solito, il regista di “Kids” e “Ken Park” punta questa volta sulla difficile convivenza tra comunità a Marfa, piccola cittadina del Texas che dà il titolo al film.

Un’opera che il provocatore di Tulsa popola di personaggi borderline, condisce di sesso fra un sedicenne e la sua vicina e per ribellione all’industria hollywoodiana annuncia che distribuirà soltanto sul web.

E’ con “gioia ed entusiasmo” che Valentina Cervi annuncia poi dal palco il premio per la migliore interpretazione femminile a Isabella Ferrari per “E la chiamano estate” di Paolo Franchi.

“Gioia ed entusiasmo” mitigati da una platea che, accogliendo il riconoscimento con fischi e contestazioni, ha chiuso il cerchio di un’edizione che il neodirettore Marco Müller non ha salvato dalle polemiche.

Il vero dramma di una coppia incapace di coniugare eros e sentimento, la storia con cui Paolo Franchi strappa anche il Premio della Giuria: odissea che l’acclamato regista della “Spettatrice” riprende dalla rivista della Società Psicoanalitica italiana e affida all’interpretazione anche di Jean-Marc Barr, Filippo Nigro e Luca Argentero.

Ad aggiudicarsi il Premio del pubblico è poi “The Motel Life” di Alan e Gabriel Polsky. Di sangue e nell’anima come i registi del film, sullo schermo i protagonisti sono due fratelli costretti dalla vita a sbarcare il lunario fra mille espedienti.

Road movie dell’anima, tra paesaggi desolanti e percorsi di redenzione a ostacoli, il film è stato salutato dalla critica anche per l’interpretazione di Emile Hirsch.