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United artist from Palestine: la prima Biennale dei Territori occupati

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United artist from Palestine: la prima Biennale dei Territori occupati

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Majd Abdel Hamid si è ispirato alla pop art e a Mohamed Bouaziz, l’uomo tunisino che si diede fuoco fornendo la scintilla alle rivoluzioni arabe del 2011. Shada Safati ha invece piazzato su un muro bianco e spoglio sagome di fantasmi impresse su vetro: un richiamo alle vittime dei conflitti mediorientali.
La prima Biennale d’arte contemporanea palestinese ha coinvolto 17 artisti palestinesi e 13 internazionali le cui opere sono state disseminate tra Ramallah, Gaza, Gerusalemme e alcuni villaggi della Cisgiordania.

La Biennale è stata ribattezzata Qalandia, lo stesso nome del check point che separa la Cisgiordania dal territorio israeliano.

E proprio i temi del confine, della frontiera del frammentario mosaico territoriale palestinese sono leitmotif ricorrenti.
Lara Khadli, una delle curatrici, ha ricordato come la Biennale sia il frutto di una collaborazione che ha coinvolto diverse istituzioni culturali che hanno scelto di coinvolgere le popolazioni locali, la gente dei villaggi e delle città palestinesi alzando il velo su una scena artistica che deve fare i conti con difficoltà e ostacoli di ogni genere.
Il conflitto israeliano-palestinese con i suoi drammi e le sue tensioni irrisolte è stato un altro tema ricorrente della manifestazione.
Un tema trattato anche da Jumana Manna originaria di Gerusalemme che con la sua installazione ha ottenuto il premio destinato al miglior giovane artista dell’anno.