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Obama: obiettivo evitare il "fiscal cliff"

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Obama: obiettivo evitare il "fiscal cliff"

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Capitol Hill si prepara all’investitura di Barack Obama il 20 gennaio. Già questa settimana il presidente americano comincerà una febbrile attività di negoziazione con il Congresso.

Obiettivo: evitare il cosiddetto “fiscal cliff”, il precipizio fiscale, ovvero lo scatto automatico di tagli alla spesa per 200 miliardi di dollari e aumenti fiscali per 400 miliardi.

Senza un accordo fra democratici e repubblicani l’economia americana rischia una contrazione dello 0,5% del suo Prodotto Interno Lordo, con le previsioni che parlano di una crescita ferma al 2% nel 2013 e un aumento della disoccupazione al 9,1%. Attualmente quest’ultima si attesta al 7,9%.

Secondo il Wall Street Journal, Obama chiederà 1.600 miliardi di dollari in più di entrate fiscali nei prossimi dieci anni, una cifra superiore a quanto i repubblicani sono disposti ad accettare e doppia rispetto agli 800 miliardi di dollari discussi nell’estate del 2011, quando si aprirono le trattative per l’aumento del tetto del debito statunitense.

“Il paese deve affrontare sfide straordinariamente difficili nei prossimi mesi. L’elezione è alle nostre spalle e siamo pronti per iniziare”: non si sbilancia troppo Mitch McConnel, leader della minoranza repubblicana al Senato.

Lo fa invece la deputata repubblicana Marsha Blackburn: “Vogliamo essere sicuri che non si aumenteranno le aliquote fiscali. La storia ha dimostrato che se si migliora di poco il sistema fiscale, se si eliminano alcune lacune, se lo si rende un po’ più equo, si aumentano le entrate dello Stato”.

Il repubblicano John Boehner, che presiede la Camera dei Rappresentanti, dove il suo partito è maggioranza, sembra intenzionato ad arrivare ad un accordo, cruciale per il futuro del Paese.

Se i repubblicani vogliono veramente arrivare ad un accordo con i democratici lo scopriremo venerdì, quando il presidente Obama incontrerà i leader del Congresso alla Casa Bianca. Un eventuale fallimento manderà probabilmente in recessione gli Stati Uniti. E questo avrà gravi ripercussioni anche in Europa.