ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Avere ciò che ci spetta

Lettura in corso:

Avere ciò che ci spetta

Dimensioni di testo Aa Aa

Una delle cose più estenuanti della vita è rincorrere qualcuno che ci deve del denaro, prodotti o altri generi di servizi dovuti e mai ottenuti. Si perde tempo prezioso e spesso le procedure-complesse- arrivano a costare più di quanto atteso. Nessuna sorpresa, quindi, se molti pensano che non valga la pena agire. Se non si riesce a risolvere il problema da soli attraverso telefonate, e-mail o recandosi personalmente nei posti, si deve pensare ad altre soluzioni.
In moltissimi casi associazioni per la tutela del consumatore e altre organizzazioni no profit possono rivelarsi davvero utili.
Le possibilità di successo non sono garantite. Nel caso in cui la nostra disputa riguardi un altro Paese europeo, tutto diventa ancora più complesso.
E’ il caso Jelena, un’insegnante di Tallin. Per moltissimo tempo ha cercato di farsi rimborsare 370 euro. Una somma che sembra essersi smaterializzata nella rete.
I soldi erano destinati all’acquisto di cinque pregiatissime bottiglie di whisky, mai consegnate alla cliente dall’azienda olandese.
Ad aiutare Jelena, senza però alcun successo, un gruppo a tutela dei consumatori. Fare ricorso a un giudice in questi casi, può essere davvero costoso.
Racconta Jelena:“Siamo arrabbiatissimi. Saremmo pronti a prendere i biglietti e andare nei Paesi Bassi per incontrare i proprietari dell’azienda. Sfortunatamente, però, non abbiamo questa possibilità. Se potessimo, andremmo subito.
Siamo stanchi, abbiamo inviato decine di e-mail, abbiamo telefonato, fatto qualunque cosa possibile. Siamo esausti e delusi per aver perso i soldi. Per la nostra famiglia si tratta di molto denaro, e certo non siamo felici di averlo gettato via. Hanno preso i soldi e sono scappati. Siamo qui,in Estonia, impotenti”.
Un’opzione poco conosciuta per risolvere questo genere di casi internazionali è rivolgersi a dei tribunali specializzati in procedure civili volte al recupero di piccole somme. Per questo L’Unione europea ha adottato nel 2009 il procedimento per le controversie di modestà entità.
Il procedimento punta a risolvere i casi in maniera veloce ed economica.
Per i casi internazionali, però, gli esperti avvertono della presenza di costi aggiuntivi per traduzione e documentazione.
Un recente rapporto del Network dei centri europei per il consumatore, registra significativi miglioramenti in questo settore.
Permangono, però alcuni ostacoli, come: la mancanza di conoscenza del procedimento europeo da parte di giudici e avvocati e gli alti costi di traduzione.
Da Bruxelles arriva un messaggio chiarissimo: semplificare il modo in cui le persone possono riprendersi ciò che gli è dovuto.
In Estonia si registra un solo caso risolto secondo quanto previsto dal procedimento comunitario per le controversie di modesta entità. Incontriamo il giudice che ha trattato il caso, dando ragione al consumatore. “La procedura europea è efficiente, dovrebbe essere usata di più” racconta il giudice Meeli Kaur, che aggiunge:“Esistono tutte le condizioni affinché funzioni in modo positivo, riducendo i costi. A semplificarla è il fatto che il consumatore non deve conoscere tutti i dettagli legali, non è necessario prendere un avvocato”. Grazie al procedimento comunitario il vantaggio è non aver più bisogno di ricorrere a un avvocato per vedere riconoscere i propri diritti.
Da Bruxelles ammettono: c‘è ancora lavoro da fare, soprattutto per rassicurare i consumatori e rendere pienamente attivo il procedimento. Lo stesso limite dei 2000 euro potrebbe essere rivisto in futuro.
Il procedimento per le controversie di modesta entità non può essere utilizzato in ogni tipo di contenzioso. Tra i casi esclusi: questioni amministrative o di responsabilità statale. Ma anche casi connessi al diritto del lavoro, fallimenti e procedure simili. Lo stesso vale per contratti di affitto- con l’esclusione di quelli dove vi sono dispute economiche- e dispute legate alla previdenza sociale. Sono esclusi anche: gli accordi matrimoniali, il pagamento degli alimenti e le successioni”.

L’Italia è uno dei Paesi dove tra i gruppi a tutela dei consumartori cresce il ricorso al procedimento comuniitario. Gli esperti che incontriamo a Roma consigliano di agire anche per somme piccolissime, in modo da porre un freno all’impunità dilagante. Nella capitale incontriamo una donna che è riuscita a ottenere un rimborso di 59 euro per l’acquisto di alcune tovaglie da un’azienda francese. Ci spiega che la cifra era talmente da bassa non poter giustificare il ricorso a un avvocato. In suo aiuto sono accorse le organizzazioni a tutela del consumatore.
A risolvere il caso è stato il Centro europeo per il consumatore di Roma. Se la maggior parte dei Paesi europei inizia a dare grande enfasi alla mediazione dei casi, qui gli esperti avvertono che la minaccia di azioni legali continua ad avere un impatto decisivo verso aziende senza scrupoli. Federico Vicari, direttore del Centro, afferma:“La cosa più importante per un consumatore che voglia vivere in un contesto dove sono rispettati i suoi diritti è assicurarsi che i suoi diritti siano rispettati. Dare poca importanza alla tutela dei diritti incoraggia le aziende ad agire scorrettamente sul mercato. Ai consumatori consigliamo di non lasciare correre e di lottare per vedersi riconoscere i propri diritti”.
Maria Pisano, avvocato, aggiunge:“La nostra è un’attività extra-giuridica. Quando il consumatore deve intraprendere azioni legali o sono determinati ad andare in tribunale, gli forniamo le infomazioni necessarie per farlo”.
Pur trattandosi di piccole somme, è sempre grande la soddisfazione di veder riconosciuti i propri diritti.