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Nessuna speranza in Siria. La guerra si estende tra eccidi ed esecuzioni sommarie

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Nessuna speranza in Siria. La guerra si estende tra eccidi ed esecuzioni sommarie

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Venti mesi di guerra e all’orizzonte un futuro nero.
In Siria gli scontri infuriano a Damasco, ad Aleppo e in altre roccaforti dei ribelli come Homs, assediate da mesi dalle forze fedeli al regime.

Le speranze di un via d’uscita per fermare il conflitto si sono completamente spente dopo che
il presidente Bashar al-Assad ha escluso dai microfoni della televisione russa la minima possibilità di lasciare il potere. Forte dell’appoggio di Teheran, Pechino e Mosca, Assad ha lanciato
accuse contro le potenze occidentali.

“Il problema non è tra me e il popolo – ha detto Assad – La questione è che ho contro gli Stati Uniti, l’Occidente e molti paesi arabi e anche la Turchia. In questa situazione se avessi ostile anche il popolo siriano, come potrei restare qui?”

Assad ha anche respinto la proposta avanzata dal premier britannico Cameron di un salvacondotto per lasciare il paese.

“Non sono un burattino – ha aggiunto il presidente siriano – non sono fatto per l’Occidente e per qualsiasi altro paese. Sono siriano, sono nato in Siria, vivró e moriró in Siria”.

Il regime siriano che si definisce l’ultimo bastione laico della regione, ha messo in guardia sugli effetti che potrebbe avere un intervento di forze straniere. L’area potrebbe incediarsi con conseguenze irrimediabili.

Di fronte all’escalation della violenza la Croce Rossa ha annunciato di non riuscire piú a garantire l’intervento umanitario in molte zone del paese tra cui la città di Aleppo.
Ogni giorno si consumano esecuzioni sommarie ed eccidi.

L’osservatorio siriano dei diritti umani con un bilancio provvisorio ha dichiarato che solo nella giornata di ieri sono morte 108 persone, di cui 32 civili, 28 ribelli e 48 soldati.