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Vittoria di Obama, 4 anni per lasciare il segno

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Vittoria di Obama, 4 anni per lasciare il segno

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Altri 4 anni per il presidente Obama. Un secondo mandato strappato al candidato repubblicano Mitt Romney conquistando l’Ohio, lo Stato indicato fin dall’inizio come lo spartiacque tra il trionfo e la polvere. Non è stato necessario chiudere i conti anche in Florida e Virginia, ci hanno pensato i numeri di Pennsylvania, Wisconsin, Colorado e Nevada a dissipare l’incertezza e a gonfiare via via l’entusiasmo dei sostenitori riuniti a Chicago.

Nonostante la proclamazione del risultato si sia basata sulle stime dei media statunitensi, il candidato Mitt Romney non ha atteso molto, prima di procedere alla classica telefonata, per riconoscere la sconfitta. A lui la consolazione di avere scippato ai democratici l’Indiana e la Carolina del Nord, incrementando il vantaggio anche in Kentucky. Ma il sistema elettorale finisce per penalizzarlo, il primato del numero di grandi elettori va al presidente uscente nonostante abbia più voti popolari. Si delinea dunque un Paese politicamente diviso, con una spaccatura resa ancora più evidente dalla conferma dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti.

In attesa dei dati ufficiali restano le incognite sugli incidenti che si sono verificati ai seggi: non solo le ore di attesa anche i problemi pratici. Proprio in uno Stato chiave come l’Ohio, ad esempio, è stato segnalato il malfunzionamento della macchina per la registrazione dei voti. C‘è inoltre apprensione per il procedimento di validazione di quelli espressi in Pennsylvania.

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Il discorso del presidente rieletto Barack Obama:

“Stanotte, a più di 200 anni da quando una colonia inglese ha deciso di determinare il nostro destino, la nostra nazione ha fatto un passo avanti. Va avanti grazie allo spirito che avete riaffermato e che permetteerà ad ognuno di noi di perseguire i nostri sogni. Questa notte ci avete ricordato che la strada è stata dura, il viaggio è stato lungo, abbiamo lottato ma abbiamo sempre saputo che per gli Stati Uniti il meglio deve ancora venire.

Voglio ringraziare chiunque abbia votato, atteso in coda per un tempo lunghissimo, una stortura che va corretta, ringrazio se avete preso in mano il telefono o se avete compilato una scheda. Ho appena parlato con il senatore Romney, abbiamo combattuto duramente solo perchè entrambi amiamo questa nazione dal profondo del cuore. Nelle prossime settimane spero di parlare con lui per discutere di come possiamo far avanzare questo Paese, anche con il miglior vicepresidente che ci si possa augurare: Joe Biden.

E non sarei la persona che sono senza Michelle e ti dico che non ti ho mai amato come adesso. Un ringraziamento alle mie figlie, forti come la madre. E non dimentico il mio team elettorale il migliore che si possa avere. Alcuni di voi erano nuovi a questo ruolo di assistenza altri sono veterani, tutti noi siamo una famiglia, conserviamo il ricordo di avere contribuito alla storia di questo Paese. Grazie, mi avete sollevato per tutto il cammino, sarò grato ad ognuno di voi per il lavoro svolto.

Le campagne elettorali possono sembrare piccole cose, ma se avuto occasione di parlare con le persone che lavorano fino a tardi nelle campagne elettorali, scoprirete che c‘è molta determinazione. Ascoltereste l’orgoglio nella voce dei volontari, il patriottismo nella voce di un volontario che lavora duramente per fare in modo che non ci sia più disoccupazione: ecco a cosa serve la politica. Non è qualcosa di piccolo, è qualcosa di grande: la democrazia è caotica, quando bisogna prendere decisoni suscita controversie ma queste polemiche sono il segnale della nostra libertà.

Nonostante le nostre differenze la maggior parte di noi ha condivide le stesse speranze: un Paese che tenga fede ai propri valori in termini di innovazione, che non sia piegato dal debito e dalle disuguaglianze, che non sia piegato dalle minacce del riscaldamento globale. Vogliamo trasmettere ai nostri figli un paese difeso dalle forze migliori al mondo. Crediamo in un’America tollerante, aperta ai sogni di un figlio, di un emigrante che è venuto a scuola in questo Paese, di un giovane cresciuto a Chicago. Di un giovano che vuole diventare un dottore, un diplomatico, o addirittura un presidente. Questa è la direzione che dobbiamo prendere. Così è stato per oltre 200 anni, ma il riconoscimento che abbiamo sogni comuni ci farà ricordare che abbiamo obiettivi comuni, da qui dobbiamo ricominciare.

Che io mi sia conquistato il vostro voto o no, ho imparato da voi e avete contribuito a rendermi un presidente migliore, tornerò alla Casa Bianca con più ispirazione di prima. Avete votato per l’azione, voglio lanciare un appello al compromesso a tutti i partiti, abbiamo molto lavoro da fare. Questo non significa che la vostra parte sia finita, questo è il principio ispiratore del nostro Paese, che ha più ricchezza di ogni altra nazione. Non è la nostra forza militare, quello che rende l’America eccezionale, è la fiducia che questo Paese ha verso gli obblighi reciproci, verso il patriottismo, nel lottare per ciò che riteniamo giusto.

Sono pieno di speranza questa notte, ho visto questo spirito ovunque, nei soldati che si arruolano nuovamente dopo essere stati feriti, quando ho visto le persone mettersi insieme per risollevarsi da un uragano devastante. L’ho visto in Ohio, nel racconto di un padre della malattia della figlia, che è riuscito ad ottenere un rimborso dell’assicurazione. Ho parlato anche con lei, tutti coloro che lo hanno fatto ha pianto perchè sarebbe potuto accadere a chiunque. Questa notte nonostante tutte le difficoltà, non ho mai avuto più speranza e fiducia nell’America e vi chiedo di sostenere questa fiducia. Non sto parlando di idealismo, ho sempre creduto che la speranza sia la testardaggine che è dentro di noi, che ci porta a lottare per cercare il meglio. Possiamo creare nuove opportunità per la classe media, possiamo mantenere le promesse dei nostri padri fondatori. Non importa se sei ericco o povero, gay o eterosessuale, bianco o nero, ce la puoi fare qui in America. Potremo vedere questo futuro insieme, non siamo cinici, siamo più grandi delle nostre ambizioni individuali, siamo più di un insieme di stati rossi e blu”.