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Gli Stati Uniti danno una seconda chance a Obama

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Gli Stati Uniti danno una seconda chance a Obama

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Gli elettori statunitensi hanno dato una seconda chance a Barack Obama. Quattro anni ancora, come aveva chiesto loro il presidente nel corso di una campagna dura. Rieletto, Obama ha lanciato un messaggio unificatore, si è rivolto alle tante anime del “melting pot” statunitense.

“Non importa se sei nero e bianco, ispanico, asiatico o nativo-americano, giovane o vecchio, ricco o povero, abile o disabile, omosessuale o eterosessuale, negli Stati Uniti ce la puoi fare, se solo hai voglia di provarci”, ha detto Obama a Chicago.

Gli ispanici hanno contribuito in maniera decisiva alla vittoria di Obama, votando compatti per lui. I repubblicani hanno ottenuto solo un voto su tre tra questa fetta della popolazione, che entro il 2050 potrebbe rappresentare il 30 per cento degli statunitensi.

“Ho votato per Obama”, dice una donna di Los Angeles, “occorre dargli un’opportunità, l’altro mi è sembrato molto altezzoso, non sappiamo come potrebbe rivelarsi.”

“Come latino, innanzitutto mi preoccupa la stabilità economica di questo Paese”, afferma un altro residente della città californiana, “perché siamo immigrati e siamo qui per eccellere non per regredire”.

Anche il ceto popolare ha sostenuto Obama. Lo conferma il dato sulle donazioni alla sua campagna: l’80 per cento era di valore inferiore ai 200 dollari. Alla fine il presidente delle misure di stimolo all’economia e del salvataggio dell’industria automobilistica non è stato bocciato a causa della crisi.

“Ho votato per la persona, per Barack Obama”, dice un operaio edile.

“Ho votato per il presidente Barack Obama”, afferma un’impiegata. “Sono soddisfatta dei meccanismi che ha introdotto negli ultimi quattro anni e spero di vedere ulteriori risultati nei prossimi quattro”.

Ma il presidente deve dialogare con un Congresso che non è completamente dalla sua parte. I repubblicani hanno infatti conservato la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. Il Paese appare diviso, ne abbiamo parlato con l’analista Ian Bremmer.

Bremmer: “Washington non giocherà più il ruolo di gendarme

Ali Sheikholeslami, euronews:
“Molti statunitensi, inclusi i sostenitori di Barack Obama, credono che nel secondo mandato non ci saranno i cambiamenti promessi quattro anni fa. Quindi qual è il significato del voto per Barack Obama, oggi?”

Ian Bremmer, presidente dell’Eurasia group:
“La popolazione è sempre più divisa. La sperequazione fra ricchi e poveri negli Stati uniti è più grande oggi di quanto non lo fosse all’epoca della Grande depressione. E continua a crescere. È cresciuta sotto i repubblicani come sotto i democratici. È chiaro che molti elettori democratici pensano che Obama sia maggiormente in grado di invertire la tendenza. Certamente, in termini di politica fiscale, Obama sosterrà di meno i grandi ricchi di quanto non avrebbe fatto Romney. Ma, data la necessità che hanno gli Stati uniti di raddrizzare il loro deficit, visto l’imperativo di riequilibrare il bilancio, nei fatti chi sta peggio continuerà a sentirsi abbastanza male, e questo chiunque sia alla guida del governo. Si tratta di un problema strutturale, non è una questione che contrapponga i democratici ai repubblicani”.

euronews:
“Da un punto di vista finanziario, sono stati tempi duri per gli Stati uniti. In una situazione del genere, chi sta al governo non ha molta fortuna. Ma Obama ha vinto di nuovo, che cosa ne possiamo dedurre?”

Bremmer:
“Abbiamo una lezione molto importante da imparare da questo voto. In un mondo in cui l’austerità domina le scelte politiche, gli esecutivi uscenti perdono, praticamente ovunque. Perché a nessuno piace di farsi imporre l’austerità. Obama ha vinto ed ha vinto in larga misura perché non ha preso neanche una di queste difficili decisioni. Il principale provvedimento della sua amministrazione è stato quello di spendere di più, con una riforma sanitaria di cui nessuno sa chi pagherà il conto, sul lungo termine. Obama non è stato un presidente dell’austerità, è stato un presidente che, alle prese con una situazione economica difficile e con deficit crescenti, ha preferito focalizzarsi su una maggiore spesa. Alla fine gli elettori lo hanno ricompensato, non in un modo travolgente, ma lo hanno ricompensato, lo hanno di nuovo eletto. Questo è un messaggio per altri governi del mondo, che in questo momento stanno riflettendo a come fare per restare in sella”.

euronews:
“Il significato di un’elezione, negli Stati uniti come in qualunque altro posto nel mondo, travalica sempre gli affari interni. A parte questo, che cosa dicono al mondo gli americani, rieleggendo Obama?”

Bremmer:
“Nel terzo dibattito pre-elettorale, Obama ha fatto chiaramente capire che, per lui, è giunto il momento di rifocalizzarsi sulla politica interna. Questo presidente, questa nazione, non faranno molto a livello internazionale. Non si interesseranno un gran ché agli affari di altri paesi. Non aiuteranno attivamente gli europei ad uscire dalla loro crisi, non manderanno altri soldati all’estero, non faranno i poliziotti del mondo. Molti stati pensano che si tratti di un bene, perché ritengono che gli Stati uniti abbiano provocato più problemi di quanti ne abbiano risolti. Ma altri, invece, già si preoccupano al pensiero che Washington non giocherà più il ruolo di gendarme. E se c‘è una cosa che è ormai chiara, è che nessun altro si sostituirà agli Stati uniti in questo ruolo”.